Oggi, 14 febbraio 2011, la Tunisia celebra il suo primo "mese" rivoluzionario.
Esattamente 31 giorni fa l'ex Presidente Ben Ali fuggiva dal paese in rivolta
e, per la prima volta dopo più di cinquant'anni di dittatura, si apprestava a
vivere la sua era di libertà.
Ad un mese dalla Rivoluzione del 14 Gennaio, emerge il problema dell'esodo
massiccio di migranti che, approfittando del cambiamento della situazione e del
minor controllo sulle coste, si imbarcano alla volta delle coste europee.
Di fronte a un evento epocale come questo e ancor più intimorito dagli
altrettanto recenti eventi in Egitto, il nostro Governo non trova meglio da
fare che diffondere la psicosi dell'"emergenza umanitaria", rimbrottando la
politica estera della UE. Dunque, dopo la TOTALE ASSENZA della nostra
diplomazia sia prima che successivamente, attorno ad una delle più importanti
fasi nella storia del Nord Africa e di tutto il mondo arabo, si decide di
affrontare il problema guardando dentro il proprio cortile, un po' come
lamentarsi dei rumori col capo condomino mentre fuori dal palazzo piovono le
bombe.
Quella che domenica sera su RAITRE, a "Che tempo che fa", ci ha offerto il duo
Fazio-Maroni è una delle più misere e allo stesso tempo paradigmatiche
espressioni del dibattito pubblico e politico in Italia, in cui un
intervistatore, seppur bravo e attento, rivolge domande del tutto banali ad un
Ministro cui deve reggere il moccolo, guarnendo la triste lista di
semplificazioni con altrettanta disinformazione, a uso e consumo di una
televisione pubblica sempre più povera, palcoscenico di un paese ostaggio di se
stesso e della sua ignoranza.
Dinanzi al mondo restiamo miserabilmente provinciali!
Sentir dire che il flusso di immigrati dalle coste tunisine è frutto di un
paese nel "totale caos e alla deriva", o peggio ancora "senza governo, in preda
all'anarchia, alle violenze, ai saccheggi, terremotato e privo di referenze
istituzionali", è un attacco al cuore del popolo tunisino, alla sua dignità,
allo sforzo immane che stanno facendo, primo fra tutti i popoli arabi, nel
liberarsi da uno stigma che li vuole schiavi ab aeterno delle autocrazie.
Nonché, la solita chiacchiera da bar dello sport, unico grande sollazzo di cui
siamo capaci noi italiani, che invece di sforzarci di capire a fondo il mondo
che ci circonda, soprattutto quello più vicino, il nostro Mediterraneo,
preferiamo dar la colpa agli altri e gridare "al lupo al lupo" per non dover
ammettere le nostre colpe: quello mai, mai! Primo dovere del buon berlusconismo
di maniera: negare sempre! Anche di fronte all'evidenza.
Qui a Tunisi la situazione è sempre molto fluida. Tutti cercano di riprendere
rapidamene la vita normale. Uffici pubblici e negozi han ripreso gli orari
normali di lavoro. Continuano ad esserci manifestazioni, ogni giorno scioperano
tanti settori della società: i tunisini non hanno mai avuto a disposizione
tanta libertà, giustamente. Ogni mattina, io che lavoro in centro città e quindi nel cuore della protesta, faccio lo slalom tra manifestanti e disservizi.
La gente protesta contro elementi del vecchio regime che sono rimasti ai loro
posti (funzionari, impiegati, gente che era collusa col potere). Pian piano
stanno rimuovendo e sostituendo tutte le figure chiave della vecchia Tunisia.
Il partito di Ben Ali, seppur sospeso in questi giorni, contava 2 milioni di
iscritti su 10 mlni di abitanti: non sarà facile riorganizzare le strutture
della società pubblica.
C'è ancora il coprifuoco in vigore, ma è stato alleggerito (da mezzanotte alle
4 del mattino). L'altra sera con amici si è fatto l'aperitivo a La Marsa,
località fuori Tunisi: una folla di gente che sciamava per le strade prima del
coprifuoco, birra, pizza e politica, vagiti di libertà!

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