1. IL DRAMMA LIBICO FA SCOPRIRE ALL’ITALIA CHE “IL PENSO SOLO A ME” DELLA LEGA (E DELLA DESTRA) SI PAGA CARO NEL MOMENTO DEL BISOGNO.
La guerra civile in Libia, con migliaia di morti, centinaia di migliaia di profughi pronti a fuggire verso l’Europa e migliaia di europei bloccati sulle sabbie della sponda sud del Mediterraneo, fa inorridire il mondo e mette paura per le conseguenze umanitarie ed economiche che potrà avere.
Mentre il leader libico Gheddafi lancia messaggi forsennati via tv, su iniziativa del presidente Usa, Barack Obama, si sta addirittura pensando ad una iniziativa militare umanitaria.
Il dramma libico si sta rivelando anche un dramma tutto particolare per l’Italia. Chiusi nell’ideologia del “penso solo a me”, il Nord che non vuole sentir parlare di Sud, i benestanti che non vogliono sentir parlare dei poveri, gli italiani che non vogliono sentir parlare degli immigrati e l’Italia che va per conto suo rispetto all’Europa (e fa affari con Gheddafi, Putin, Lukashenko), il governo e la maggioranza della Lega e del Pdl hanno trascinato l’Italia nell’isolamento. Ora si rischia di pagare le conseguenze di questa miopia della destra. All’Italia che chiede aiuto e solidarietà di fronte alla possibilità di un immigrazione di massa dei profughi, i paesi europei del Nord hanno risposto mettendo sul tavolo qualche milione di euro, ma rifiutandosi di prestarsi allo smistamento degli immigrati sul loro territorio.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha accusato ieri i partner europei di mancanza di solidarietà. «Non c`è nessun flusso di rifugiati in questo momento. Per favore cerchiamo di non provocarlo continuando a parlarne», ha tagliato corto il tedesco Thomas de Maziere, in perfetta sintonia con il collega austriaco, con un atteggiamento che sembra una copia esatta di quello leghista nei confronti dei problemi del Sud. Il belga Melchior Wathelet ha parlato di «timori alimentati da cifre demenziali, ma non è il caso di giocare a spaventarci tra noi». Dulcis in fundo, lo svedese Tobias Billstrom ha tenuto a ricordare che il suo paese, 9 milioni di abitanti, nel 2010 ha «concesso asilo a 32.000 persone senza colpo ferire mentre l`Italia con 6o milioni di cittadini chiede aiuto dopo che sulle sue coste sono arrivati solo 5.000 tunisini». I commenti della svedese Cecilia Malstrom, commissario europeo agli Interni: «Per ora non abbiamo visto nessuno arrivare dalla Libia. Anzi abbiamo constatato una diminuzione degli arrivi dalla Tunisia».
L’Europa ha chiuso gli occhi insomma, ma nascondendosi dietro una posizione che sa bene rappresentare una specie di contrappasso per l’Italia.
2. MILLEPROROGHE E FEDERALISMO FASULLO, LA DESTRA LASCIA L’IMPRONTA: CALANO LE TASSE PER LE RENDITE FINANZIARIE, AUMENTANO PER IMPRESE E CITTADINI. E DOPO I TAGLI ALL’UNIVERSITA’, SOLDI PER INSEGNARE IL FEDERALISMO.
Oggi la Camera dei Deputati vota la fiducia sul decreto milleproroghe, un pasticcio di tasse e favori. Se letto insieme al decreto di attuazione del federalismo municipale (un altro pasticcio che con il federalismo vero ha poco a che fare), si vede distintamente l’impronta della destra: con il milleproroghe il governo del condono ai ricchi evasori e della cancellazione dell’Ici per gli immobili di pregio ha ridotto le imposte sulle rendite finanziarie, sulle quali la pressione fiscale è già la metà di quella che riguarda dipendenti, autonomi e aziende, e ha previsto l’aumento della pressione fiscale (Imu, addizionali….il federalismo) per imprese e cittadini. Intanto si è scoperto (Sergio Rizzo su Il Corriere) che la stessa ministra Gelmini che ha tagliato i fondi all’Università ne ha stanziati di nuovi (dieci milioni di euro) per insegnare agli amministratori locali il federalismo.
3. CALCIOMERCATO IN PARLAMENTO E ATTACCO ALLA GIUSTIZIA, LE TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA DI BERLUSCONI AVVELENANO L’ITALIA.
Le tecniche di sopravvivenza al potere del presidente del Consiglio ormai sono chiare: Berlusconi ha avviato una campagna a tappeto per la riacquisizione almeno di una parte dei deputati persi con la crisi e sta preparando una spallata drammatica all’assetto del sistema giudiziario. L’obiettivo è duplice: da un lato evitare il voto, perché ha paura di essere sconfitto; dall’altro evitare di anche una sola volta di fronte ai magistrati per i quattro processi che deve subire, perché sa bene di rischiare una condanna, soprattutto nei procedimenti per corruzione.
Tre sono le notizie di ieri che possono far capire meglio che cosa sta avvenendo. La prima: Massimo Maria Berruti (da finanziere ha fatto parte del primo gruppo che ha avviato una indagine approfondita sulla Fininvest, poi è diventato un dirigente della Fininvest e infine è stato candidato ed eletto nelle liste del Pdl) è stato condannato 2 anni e 10 mesi per riciclaggio nell’ambito dello stesso processo che vede Silvio Berlusconi chiamato in causa per frode fiscale sulla compravendita di diritti tv. La seconda riguarda la giustizia. Liana Milella su La Repubblica: “Roma - Temono Napolitano su intercettazioni e processo breve, ma dopo il Rubygate e le scoperte sulla "cella" di Arcore che ha rivelato le 23 volte della ragazza marocchina dal Cavaliere, pensano a imporre una autorizzazione anche solo per rilevare proprio una cella telefonica. Vogliono incassare soprattutto la mini prescrizione, una Cirielli bis, per chiudere i processi Mills e Mediaset, ma sfidano il Colle sulla riforma della giustizia. Da via Arenula trapela, per mano dell`agenzia Ansa, una bozza shock in cui scompare l`azione penale obbligatoria, il Guardasigilli diventa il capo del Csm dei pubblici ministeri, i procuratori generali e i dirigenti delle procure vengono eletti dal popolo (è la condizione posta da Bossi per licenziare il ddl costituzionale), i togati del Csm, ridotti a un terzo, vengono sorteggiati, i laici si allargano ai due terzi, il Consiglio non può né dare pareri sulle leggi, né fare documenti di indirizzo politico. Peggio di qualsiasi possibile previsione. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, smentisce «in via assoluta» solo l`ipotesi di diventare capo di un Csm (in quello dei giudici resterebbe il presidente della Repubblica). Ma tace su tutto il resto”.
La terza, clamorosa notizia riguarda il calciomercato in Parlamento. La Repubblica: “Un bonifico di tutto rispetto:150mila euro. E la rielezione garantita. E’ l`offerta che il deputato Pd Gino Bucchino, 62 anni, medico residente in Canada, eletto nella circoscrizione Nord America, sostiene di aver ricevuto da un mediatore, un «giovane esponente di Rifondazione socialista» che ha indicato Denis Verdini quale garante dell`operazione. La contropartita richiesta? Il passaggio alla maggioranza, tra le file dei "Responsabili". Fatti, circostanze e contropartita vengono rivelati nel corso di una conferenza stampa che il parlamentare tiene a Montecitorio”….” Denuncia che apre un altro squarcio sinistro sul "calciomercato" che da settembre sta puntellando governo e maggioranza”. Pier Ferdinando Casini: “Ne posso citare venti di casi del genere”. Per salvare se stesso il presidente del Consiglio sta travolgendo tutte le regole, avvelenando la democrazia e la vita pubblica italiana.
4. IL TESTAMENTO BIOLOGICO ARRIVA IN PARLAMENTO.
Claudio Sardo, Il Messaggero: “Ai primi di marzo approderà nell`aula di Montecitorio la legge sul testamento biologico e già si annunciano battaglie cruente. L`impianto del testo è molto rigido e proclama l`obbligatorietà della nutrizione e dell`idratazione di un paziente in stato vegetativo (negando il valore di ogni sua precedente dichiarazione in senso contrario), La Chiesa sostiene la linea dura (che pure sta creando qualche dissenso nel centrodestra, tra cui spicca quello di Sandro Bondi) e i vertici del Pdl sembrano intenzionati a blindare il testo, proprio per allargare le fratture nel Pd tra cattolici e laici. L`altra sera Pierluigi Castagnetti ha riunito i cattolici del Pd per affrontare l`emergenza. L`impegno è di provare a far sintesi tra diritti personali di libertà (che comprende il sottrarsi a una cura indesiderata) e tutela della vita (che contiene il rifiuto
dell`eutanasia). L`obiettivo è definire emendamenti del Pd, che si muovano alla ricerca di una possibile sintesi”.
PETROLIO, PREZZI, TASSI: CRESCE LA PAURA DI UNA NUOVA FERMATA DELL’ECONOMIA, MA CON L’INFLAZIONE IN ASCESA (STAGFLAZIONE).
Maurizio Ricci, La Repubblica: “Dimenticate depressione, recessione, anche inflazione. Sono le paure di ieri. Adesso la paura, che evocano economisti e operatori, è la stagflazione, cioè la somma di tutti i mali possibili: produzione e redditi si fermano, ma i prezzi, invece di diminuire, come vorrebbe la teoria, continuano ad aumentare, strangolando progressivamente l`economia”.
L’Italia, anche senza crisi petrolifera, sta già in realtà con i consumi a crescita zero o quasi (lo ha comunicato ieri l’Istat sul 2010), mentre l’inflazione sta rapidamente crescendo, superando il due per cento l’anno. Ora si pone il problema delle ripercussioni eventuali del risveglio popolare nel Nord Africa e in Medio Oriente.
IlIl capo economista dell`Agenzia internazionale dell`energia, Fatih Birol, è stato chiaro su questo tema (Il Corriere della Sera): «Il motivo principale che fa salire i prezzi del petrolio non è tanto ciò che sta accadendo in Libia, quanto il pericolo che possa esserci una diffusione dei disordini in altri Paesi. Il prezzo che sale incorpora un premio proprio per questo rischio… La mia preoccupazione principale è che i prezzi alti siano un rischio per la ripresa economica, specialmente in un`Europa che è ancora molto fragile». Non è questione solo di approvvigionamento energetico, infatti. «Non scordiamoci degli impatti economici. All`inizio di quest`anno, quando il barile era a 90 dollari, avevo già detto che eravamo entrati in "zona pericolosa". Oggi che siamo a 115 dollari alcuni Paesi con elevata dipendenza stazionano in una zona ancora più pericolosa e, sfortunatamente, l`Italia è tra quelli». «L`Italia è più fragile di altri Paesi europei sotto il profilo della ripresa economica, e importa dall`estero quasi tutto il suo petrolio e gas. Abbiamo fatto dei calcoli che mostrano che se i prezzi si stabilizzassero sui 100 dollari al barile per il 2011 l`Italia dovrebbe pagare 50 miliardi di dollari di fattura petrolifera. È il 2,5% del prodotto interno lordo e mi sembra una percentuale importante. Se la si compara con il 2008, che è stato un anno cattivo per tutti noi, si vede che lo stesso rapporto fu del 2,3%. Ma non è finita qui: l`Italia importa anche grandi quantità di gas e il prezzo del petrolio ha un impatto anche su di esso. Secondo noi a quel 2,5% si dovrebbe aggiungere quindi un altro 1%, che porta al 3,5% del Pil l`impatto totale della bolletta petrolio e gas». «E così, e se si dovesse arrivare anche a un aggiustamento al rialzo dei tassi di interesse, che influiscono sul costo del debito, ci sarebbe sicuramente un impatto sulla ripresa economica. Per tutti, non solo per l`Italia».
ci incontriamo tutti i mercoledì alle ore 18:30 al parco della Madonnetta nei locali di fronte al ristorante Gli amici di Aldo
sabato 26 febbraio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
La nota del mattino 21 febbraio 2011
1. BERLUSCONI LINEARE: STA ZITTO SUI CECCHINI DI GHEDDAFI E CANNONEGGIA LA COSTITUZIONE. NAPOLITANO E’ L’ARGINE. IL PD A DIFESA DELLE REGOLE DELLA COMUNITA’. CIVISMO E RIPRESA SONO DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA.
Gheddafi fa sparare sulla folla? Silenzio: “Non vorrei disturbare”, ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Perfino Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ieri è stato costretto a giustificare questa stravagante quanto grave affermazione del premier, spiegando che l’Italia chiede il rispetto dei diritti civili, ma non vuole fare ingerenza.
La realtà è che in questo momento potrebbe crollare il mondo, Italia compresa: l’unica cosa che interessa Berlusconi è la possibilità di non presentarsi ai processi che lo aspettano (la libertà che conta è solo quella dei potenti): Mediaset (28 febbraio, è accusato di frode fiscale); 5 marzo (Mediatrade, è accusato di appropriazione indebita e di frode fiscale); 11 marzo (Mills, è accusato di corruzione in atti giudiziari); 6 aprile (Ruby, è accusato di concussione e prostituzione minorile). Con buona pace di coloro secondo i quali si sta parlando soltanto di storie spiate dal buco della serratura.
Non a caso il primo appuntamento della settimana politica è la riunione di questa mattina degli avvocati difensori di Brlusconi. Il summit ha due obiettivi. Il primo: decidere dove utilizzare il legittimo impedimento, in modo da far passare tempo e giovarsi (considerate le scadenze ravvicinate) della prescrizione. Il secondo: capire come bloccare, far ritardare, impastoiare il processo di Milano per direttissima nel caso Ruby. Le opzioni sono due: l’invocazione della non procedibilità (l’art.96 della Costituzione prevede un voto parlamentare nel caso in cui il presidente scaduto abbia commesso reato nello svolgimento delle proprie funzioni); la seconda opzione è l’invocazione del conflitto di attribuzione (si vuole andare presso il tribunale dei ministri), che dovrebbe passare sempre per un voto parlamentare, ma è più complicata perché la procedura prevede il benestare dell’ufficio di presidenza della Camera, dove Pdl e Lega non hanno la maggioranza, e perché la Corte Costituzionale potrebbe passare poi la pratica alla Corte di cassazione.
Tutto il resto, per il momento, è solo minaccia, pressione, intimidazione. Compresi gli scossoni sulla riforma della giustizia. Domani dovrebbe riunirsi il Consiglio dei ministri per varare la ormai famosa riforma della giustizia, con la separazione delle carriere (da un lato i pm, cioè i magistrati che indagano e accusano, dall’altro i giudici), due Consigli superiori della magistratura, un freno alle intercettazioni con il carcere per chi le diffonde, magari la reintroduzione dell’immunità parlamentare. O addirittura una riforma della Corte Costituzionale, rea di aver giudicato illegittimo una parte del cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè la legge che stabilisce quando il presidente del Consiglio può non presentarsi di fronte ai magistrati opponendo la necessità di svolgere le proprie funzioni ministeriali.
Sono tutte riforme che toccano, in un modo o nell’altro, la Costituzione. Dunque, anche se il governo presenta un disegno di legge per la maggior parte di queste norme sarà necessario un procedimento molto lungo, con diversi passaggi parlamenti, e una maggioranza qualificata (che non c’è). Al massimo oggi, grazie a espedienti e calciomercato, c’è una piccola maggioranza numerica. Di conseguenza, queste proposte
oggi sono solo la minaccia di distruggere tutto l’ordinamento italiano per portare fino in fondo la vendetta, qualora davvero il presidente fosse condannato.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con la fermezza, la determinazione e anche la pazienza che lo contraddistingue è tornato a fare da argine. In un’intervista ad un giornale tedesco (anche un modo per indicare all’estero che l’Italia non è solo Berlusconi) ha assicurato che il sistema giudiziario italiano ha buone regole e che Berlusconi sarà giudicato con giustizia (un modo per dire che il presidente deve andare dai magistrati).
Il Partito democratico e le altre forze dell’opposizione stanno lavorando per arginare gli scossoni del premier, per provocarne la caduta, per andare al voto. Nessuna modifica forsennata. Ma ritorno al rispetto delle regole. Perché, come ha detto più volte il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (l’ultima volta nel discorso di chiusura della Conferenza nazionale delle donne del Pd, sabato scorso), il civismo e la riscossa della democrazia sono indispensabili per la salvezza del paese, e sono anche intimamente legate, sono una precondizione, di una riscossa economica dell’Italia.
2. MILLEPROROGHE, RIMPASTO, FEDERALISMO. UN’ALTRA SETTIMANA DI PASSIONE NELLA LUNGA MARCIA PER RISVEGLIARE L’ITALIA.
Questa settimana riprende alla Camera l’iter parlamentare del provvedimento chiamato milleproroghe e ribattezzato Milletasse, perché impone diversi balzelli (a cominciare dal rincaro del biglietto dei cinema) e prevede numerosi favori agli amici della Lega e del Pdl: come il rinvio per il pagamento delle multe per i trasgressori delle quote latte o l’abolizione del taglio del numero dei consiglieri eletti nei grandi comuni.
Il Consiglio dei ministri esaminerà la riforma della Giustizia, della quale si è già parlato. E riprende alla Camera l’Iter dei decreti attuativi del federalismo, quello comunale (respinto da Napolitano) e quello regionale. I due decreti contengono misure penalizzanti per l’autonomia dei territori e per molte categorie, a cominciare dall’imposta patrimoniale che verrebbe imposta su artigiani e commercianti dai comuni. Il Pd si è già opposto, nel merito, al decreto per il federalismo comunale, presentando proposte alternative più efficienti. Se il governo e la maggioranza insisteranno sul testo già presentato lo scontro sarà inevitabile. E l’esito di questo confronto dipenderà dall’equilibrio tra la maggioranza e le opposizioni nelle diverse commissioni parlamentari competenti: la commissione bilaterale che deve esaminare i decreti sul federalismo, la commissione Bilancio, la commissione Affari Costituzionali. Per questo si è intensificata la campagna del calciomercato da parte di Berlusconi e dei suoi fedelissimi: per garantire che la maggioranza sia tale anche in queste commissioni. I numeri pieni per la maggioranza, nonostante tanti acquisti, non ci sono ancora.
La battaglia sul federalismo ha dunque anche un risvolto politico generale: se i decreti non passeranno la Lega minaccia di staccare la spina al governo. Ma è sul merito che le posizioni tra destra e centro e centrosinistra sono divise: così come è congegnato ora il decreto per il federalismo comunale è un pasticcio e avrà un effetto negativo. Per questo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha avviato un confronto diretto con la Lega: per discutere di contenuti e per togliere alla Lega l’alibi del federalismo. La verità è che Bossi non ha bisogno di sostenere Berlusconi e tutte le sue leggi personali se vuole il federalismo. Anzi, se vuole un federalismo serio ed efficiente, è solo confrontandosi con il Pd e le sue proposte che può ottenerlo. Nessun inciucio. Nessun inseguimento: ci sono le proposte più giuste del Pd, da un lato; e dall’altro un alibi da smontare.
3. PER MANTENERE L’ALLEANZA BERLUSCONI SOLLETICA L’APPETITO DELLA LEGA PER LE GRANDI NOMINE DI APRILE.
Scadono ad aprile molte nomine pubbliche (Enel, Eni, Terna, Poste, Finmeccanica). La Lega, che sostiene come una stampella Berlusconi, pensa di poter guadagnare qualche posizione. Berlusconi sta già pensando a qualche presidenza per accontentare l’alleato, arrivare così fino ad aprile, ma senza perdere la presa sugli affari che lo interessano anche personalmente, a cominciare da quelli, il gas e il petrolio, che sono il core business dell’Eni.
4. ROMA&MILANO. LA REALTA’ SI VENDICA DELLA PROPAGANDA.
Uno stupro dietro l’altro. Roma è diventata la capitale della violenza sulle donne (oltre ad essere la prima in Europa per la violenza contro i gay). E’ la vendetta della storia e dell’incapacità della destra a governare. Il sindaco Gianni Alemanno fece tutta la sua campagna elettorale su un episodio di violenza, alimentando e sfruttando la paura verso gli stranieri e gli immigrati. Ora sta dimostrando tutta la sua incapacità nella gestione dei problemi di convivenza con i Rom e nella difesa della sicurezza dei cittadini.
A Milano è tornata sotto i riflettori la gestione dell’albergo dei poveri. Questa volta si tratta di un caso di affittopoli. Sui giornali imperversa il toto nomi rispetto ai diversi inquilini Vip che occupano le case acquistate con i lasciti per i poveri. Ma l’unico dato certo è che la gestione del centrodestra ha mostrato ancora una volta il suo volto.
5. NORD AFRICA: GAS, PETROLIO, IMMIGRATI: LA LIBIA RICATTA L’EUROPA.
Gheddafi ha giocato le sue carte: rifornimenti strategici di gas e di petrolio da un lato, argine all’immigrazione senza barriere dall’altro. E su queste due basi ha lanciato ieri il suo ricatto all’Europa: non si immischi, altrimenti le barriere all’immigrazione cadranno e sarà un disastro. Catherine Ashton ha risposto dicendo: “Cessino subito le violenze”. Il governo italiano, considerati anche i legami di amicizia personale di Berlusconi con Gheddafi, si è mostrato assai più prudente.
6. AMBURGO, RISCOSSA DELL’SPD CHE SFIORA IL 50 PER CENTO.
La Repubblica. “Disfatta di dimensioni storiche per il partito di Angela Merkel. Ieri nella sua città natale, Amburgo, nella prima delle sette elezioni previste in quest`anno in altrettanti dei 16 Bundeslaender, laCdu al potere da 10 anni è uscita più che dimezzata. Ha invece trionfato la socialdemocrazia(Spd), che governerà da sola la città-Stato con la maggioranza assoluta. Lieve aumento per Linke (sinistra radicale), Verdi e Fdp (liberali). Nel complesso, il "super-anno elettorale" 2011 si apre per la Cancelliera con una giornata nera ogni oltre previsione. Certo, si è votato su temi e umori locali. Ma l’impatto a livello federale non manca, visto il carattere da terremoto degli exit poll.
Rispetto alle ultime elezioni, ne12008, la Cdu crolla dal 42,6 per cento a un misero 20,5. La Spd vola, dal 34,1 cresce al 49,5 per cento. Aumentano anche sinistra radicale, verdi e Fdp. «E’un risultato storico, abbiamo il vento in poppa e quest`anno sarà così anche negli altri Bundeslander dove si andrà a votare», ha detto a Berlino il leader nazionale dell’Spd, Sigmar Gabriel.
Gheddafi fa sparare sulla folla? Silenzio: “Non vorrei disturbare”, ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Perfino Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ieri è stato costretto a giustificare questa stravagante quanto grave affermazione del premier, spiegando che l’Italia chiede il rispetto dei diritti civili, ma non vuole fare ingerenza.
La realtà è che in questo momento potrebbe crollare il mondo, Italia compresa: l’unica cosa che interessa Berlusconi è la possibilità di non presentarsi ai processi che lo aspettano (la libertà che conta è solo quella dei potenti): Mediaset (28 febbraio, è accusato di frode fiscale); 5 marzo (Mediatrade, è accusato di appropriazione indebita e di frode fiscale); 11 marzo (Mills, è accusato di corruzione in atti giudiziari); 6 aprile (Ruby, è accusato di concussione e prostituzione minorile). Con buona pace di coloro secondo i quali si sta parlando soltanto di storie spiate dal buco della serratura.
Non a caso il primo appuntamento della settimana politica è la riunione di questa mattina degli avvocati difensori di Brlusconi. Il summit ha due obiettivi. Il primo: decidere dove utilizzare il legittimo impedimento, in modo da far passare tempo e giovarsi (considerate le scadenze ravvicinate) della prescrizione. Il secondo: capire come bloccare, far ritardare, impastoiare il processo di Milano per direttissima nel caso Ruby. Le opzioni sono due: l’invocazione della non procedibilità (l’art.96 della Costituzione prevede un voto parlamentare nel caso in cui il presidente scaduto abbia commesso reato nello svolgimento delle proprie funzioni); la seconda opzione è l’invocazione del conflitto di attribuzione (si vuole andare presso il tribunale dei ministri), che dovrebbe passare sempre per un voto parlamentare, ma è più complicata perché la procedura prevede il benestare dell’ufficio di presidenza della Camera, dove Pdl e Lega non hanno la maggioranza, e perché la Corte Costituzionale potrebbe passare poi la pratica alla Corte di cassazione.
Tutto il resto, per il momento, è solo minaccia, pressione, intimidazione. Compresi gli scossoni sulla riforma della giustizia. Domani dovrebbe riunirsi il Consiglio dei ministri per varare la ormai famosa riforma della giustizia, con la separazione delle carriere (da un lato i pm, cioè i magistrati che indagano e accusano, dall’altro i giudici), due Consigli superiori della magistratura, un freno alle intercettazioni con il carcere per chi le diffonde, magari la reintroduzione dell’immunità parlamentare. O addirittura una riforma della Corte Costituzionale, rea di aver giudicato illegittimo una parte del cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè la legge che stabilisce quando il presidente del Consiglio può non presentarsi di fronte ai magistrati opponendo la necessità di svolgere le proprie funzioni ministeriali.
Sono tutte riforme che toccano, in un modo o nell’altro, la Costituzione. Dunque, anche se il governo presenta un disegno di legge per la maggior parte di queste norme sarà necessario un procedimento molto lungo, con diversi passaggi parlamenti, e una maggioranza qualificata (che non c’è). Al massimo oggi, grazie a espedienti e calciomercato, c’è una piccola maggioranza numerica. Di conseguenza, queste proposte
oggi sono solo la minaccia di distruggere tutto l’ordinamento italiano per portare fino in fondo la vendetta, qualora davvero il presidente fosse condannato.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con la fermezza, la determinazione e anche la pazienza che lo contraddistingue è tornato a fare da argine. In un’intervista ad un giornale tedesco (anche un modo per indicare all’estero che l’Italia non è solo Berlusconi) ha assicurato che il sistema giudiziario italiano ha buone regole e che Berlusconi sarà giudicato con giustizia (un modo per dire che il presidente deve andare dai magistrati).
Il Partito democratico e le altre forze dell’opposizione stanno lavorando per arginare gli scossoni del premier, per provocarne la caduta, per andare al voto. Nessuna modifica forsennata. Ma ritorno al rispetto delle regole. Perché, come ha detto più volte il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (l’ultima volta nel discorso di chiusura della Conferenza nazionale delle donne del Pd, sabato scorso), il civismo e la riscossa della democrazia sono indispensabili per la salvezza del paese, e sono anche intimamente legate, sono una precondizione, di una riscossa economica dell’Italia.
2. MILLEPROROGHE, RIMPASTO, FEDERALISMO. UN’ALTRA SETTIMANA DI PASSIONE NELLA LUNGA MARCIA PER RISVEGLIARE L’ITALIA.
Questa settimana riprende alla Camera l’iter parlamentare del provvedimento chiamato milleproroghe e ribattezzato Milletasse, perché impone diversi balzelli (a cominciare dal rincaro del biglietto dei cinema) e prevede numerosi favori agli amici della Lega e del Pdl: come il rinvio per il pagamento delle multe per i trasgressori delle quote latte o l’abolizione del taglio del numero dei consiglieri eletti nei grandi comuni.
Il Consiglio dei ministri esaminerà la riforma della Giustizia, della quale si è già parlato. E riprende alla Camera l’Iter dei decreti attuativi del federalismo, quello comunale (respinto da Napolitano) e quello regionale. I due decreti contengono misure penalizzanti per l’autonomia dei territori e per molte categorie, a cominciare dall’imposta patrimoniale che verrebbe imposta su artigiani e commercianti dai comuni. Il Pd si è già opposto, nel merito, al decreto per il federalismo comunale, presentando proposte alternative più efficienti. Se il governo e la maggioranza insisteranno sul testo già presentato lo scontro sarà inevitabile. E l’esito di questo confronto dipenderà dall’equilibrio tra la maggioranza e le opposizioni nelle diverse commissioni parlamentari competenti: la commissione bilaterale che deve esaminare i decreti sul federalismo, la commissione Bilancio, la commissione Affari Costituzionali. Per questo si è intensificata la campagna del calciomercato da parte di Berlusconi e dei suoi fedelissimi: per garantire che la maggioranza sia tale anche in queste commissioni. I numeri pieni per la maggioranza, nonostante tanti acquisti, non ci sono ancora.
La battaglia sul federalismo ha dunque anche un risvolto politico generale: se i decreti non passeranno la Lega minaccia di staccare la spina al governo. Ma è sul merito che le posizioni tra destra e centro e centrosinistra sono divise: così come è congegnato ora il decreto per il federalismo comunale è un pasticcio e avrà un effetto negativo. Per questo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha avviato un confronto diretto con la Lega: per discutere di contenuti e per togliere alla Lega l’alibi del federalismo. La verità è che Bossi non ha bisogno di sostenere Berlusconi e tutte le sue leggi personali se vuole il federalismo. Anzi, se vuole un federalismo serio ed efficiente, è solo confrontandosi con il Pd e le sue proposte che può ottenerlo. Nessun inciucio. Nessun inseguimento: ci sono le proposte più giuste del Pd, da un lato; e dall’altro un alibi da smontare.
3. PER MANTENERE L’ALLEANZA BERLUSCONI SOLLETICA L’APPETITO DELLA LEGA PER LE GRANDI NOMINE DI APRILE.
Scadono ad aprile molte nomine pubbliche (Enel, Eni, Terna, Poste, Finmeccanica). La Lega, che sostiene come una stampella Berlusconi, pensa di poter guadagnare qualche posizione. Berlusconi sta già pensando a qualche presidenza per accontentare l’alleato, arrivare così fino ad aprile, ma senza perdere la presa sugli affari che lo interessano anche personalmente, a cominciare da quelli, il gas e il petrolio, che sono il core business dell’Eni.
4. ROMA&MILANO. LA REALTA’ SI VENDICA DELLA PROPAGANDA.
Uno stupro dietro l’altro. Roma è diventata la capitale della violenza sulle donne (oltre ad essere la prima in Europa per la violenza contro i gay). E’ la vendetta della storia e dell’incapacità della destra a governare. Il sindaco Gianni Alemanno fece tutta la sua campagna elettorale su un episodio di violenza, alimentando e sfruttando la paura verso gli stranieri e gli immigrati. Ora sta dimostrando tutta la sua incapacità nella gestione dei problemi di convivenza con i Rom e nella difesa della sicurezza dei cittadini.
A Milano è tornata sotto i riflettori la gestione dell’albergo dei poveri. Questa volta si tratta di un caso di affittopoli. Sui giornali imperversa il toto nomi rispetto ai diversi inquilini Vip che occupano le case acquistate con i lasciti per i poveri. Ma l’unico dato certo è che la gestione del centrodestra ha mostrato ancora una volta il suo volto.
5. NORD AFRICA: GAS, PETROLIO, IMMIGRATI: LA LIBIA RICATTA L’EUROPA.
Gheddafi ha giocato le sue carte: rifornimenti strategici di gas e di petrolio da un lato, argine all’immigrazione senza barriere dall’altro. E su queste due basi ha lanciato ieri il suo ricatto all’Europa: non si immischi, altrimenti le barriere all’immigrazione cadranno e sarà un disastro. Catherine Ashton ha risposto dicendo: “Cessino subito le violenze”. Il governo italiano, considerati anche i legami di amicizia personale di Berlusconi con Gheddafi, si è mostrato assai più prudente.
6. AMBURGO, RISCOSSA DELL’SPD CHE SFIORA IL 50 PER CENTO.
La Repubblica. “Disfatta di dimensioni storiche per il partito di Angela Merkel. Ieri nella sua città natale, Amburgo, nella prima delle sette elezioni previste in quest`anno in altrettanti dei 16 Bundeslaender, laCdu al potere da 10 anni è uscita più che dimezzata. Ha invece trionfato la socialdemocrazia(Spd), che governerà da sola la città-Stato con la maggioranza assoluta. Lieve aumento per Linke (sinistra radicale), Verdi e Fdp (liberali). Nel complesso, il "super-anno elettorale" 2011 si apre per la Cancelliera con una giornata nera ogni oltre previsione. Certo, si è votato su temi e umori locali. Ma l’impatto a livello federale non manca, visto il carattere da terremoto degli exit poll.
Rispetto alle ultime elezioni, ne12008, la Cdu crolla dal 42,6 per cento a un misero 20,5. La Spd vola, dal 34,1 cresce al 49,5 per cento. Aumentano anche sinistra radicale, verdi e Fdp. «E’un risultato storico, abbiamo il vento in poppa e quest`anno sarà così anche negli altri Bundeslander dove si andrà a votare», ha detto a Berlino il leader nazionale dell’Spd, Sigmar Gabriel.
martedì 15 febbraio 2011
Situazione dell'inquinamento da polveri sottili nella nostra città
SMOG. DE LUCA (PD) “ SOLO L’1,5% VIOLA DIVIETI. RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA. PROVVEDIMENTI INEFFICACI. ATAC RIDUCE SERVIZIO. REGIONE PREPARA PROROGA PER BUS INQUINANTI.”
“Sono oramai molte settimane che le centraline superano i limiti di legge per quanto riguarda le polveri sottili (PM10 le più nocive per la salute pubblica in quanto penetrano nelle vie respiratorie primarie). Nella giornata di ieri (vedi allegato) le polveri hanno superato il limite in tutte le 13 centraline, mostrando un sensibile aggravamento della qualità dell’aria.”. E’ quanto dichiara il Vicepresidente della Commissione Ambiente Athos De Luca.
“Il Comune di Roma, rispetto a questo quadro di emergenza – continua De Luca - si limita ad un provvedimento del tutto inefficace, poichè, il divieto di circolazione nell’area verde ( un perimetro più largo dell’anello ferroviario) delle auto e motorini euro 0, è un divieto permanente all’interno dell’anello ferroviario e riguarda 220 mila veicoli pari al 12%, su un totale di 1.900.000 auto e 600 mila motorini immatricolati a Roma. I nuovi divieti, in vigore da 5 giorni, per fronteggiare l’aumento delle polveri sottili, riguardano anche le auto euro 1 diesel pari a 14.400 veicoli (1%) e le auto euro 2 diesel, 62 mila veicoli (9%). In sostanza, ai fini dell’abbattimento delle polveri sottili, i provvedimenti del Comune vietano la circolazione al 10% delle auto immatricolate.”.
“Tenuto conto che i provvedimenti delle targhe alterne che bloccavano il 50% del traffico – prosegue il rappresentante del PD - producevano una riduzione dell’inquinamento circa del 10%; tenuto conto che molti automobilisti non sono neppure a conoscenza del divieto; tenuto conto che i controlli ufficiali dei vigili urbani a partire dal 1 gennaio 2011, entrata in vigore dell’ordinanza, registrano su 1943 controlli solo 34 sanzioni (pari all’1,5%), per lo più di motocicli, il che dimostra che la maggior parte del parco auto è stato rinnovato ed adeguato con i nuovi sistemi per l’abbattimento delle polveri, l’effetto di riduzione dell’inquinamento dovuto ai provvedimenti del Comune, può essere stimato al di sotto dell’ 1%..”.
“E’ evidente, a questo punto – va avanti De Luca - che se il Comune vuole ottenere dei risultati minimamente efficaci, deve attuare un pacchetto di provvedimenti ben più efficienti, a tutela della salute pubblica: potenziare e incentivare il mezzo pubblico (mentre il nuovo piano industriale di ATAC riduce le corse! ), ripristinare le domeniche ecologiche e le targhe alterne, riduzione della tariffa dei taxi, istituzione strade a traffico limitato, potenziamento ed efficientamento del servizio di bike sharing, ripristinare i controlli dei gas di scarico, lanciare una campagna di abbonamenti ai mezzi pubblici.”.
“In caso contrario – conclude il Vicepresidente della Commissione Ambiente - il Sindaco viene meno agli obblighi di legge, di mettere in campo tutte le misure più efficaci per riportare l’inquinamento al di sotto dei limiti consentiti. Come avvenuto in altre città, per comportamenti analoghi, anche a Roma stiamo preparando un ricorso da indirizzare alla Corte di Giustizia Europea affinchè obblighi il Sindaco ad interventi più efficaci.”
“Nel frattempo – rende noto De Luca - la Regione Lazio, sta preparando una ulteriore proroga per consentire la circolazione dei pullman turistici diesel euro 2 altamente inquinanti, poichè dal primo gennaio possono circolare solo i pullman euro 5. E’ utile ricordre che a Roma circolano circa 500 pullman euro 2 inquinanti, ai quali vanno aggiunti le centinaia di pullman Euro 2, che ogni giorno vengono da fuori Roma. In merito a ciò, De Luca diffida la Regione dall’adottare questa deroga, tenuto conto che le auto euro 2 diesel a Roma non possono circolare e l’euro 2 pullman è di gran lunga più inquinante di un’autoveicolo. A quanto sembra la Presidente della Regione, malgrado il suo nome, non è molto sensibile al problema delle polveri sottili”.
“Sono oramai molte settimane che le centraline superano i limiti di legge per quanto riguarda le polveri sottili (PM10 le più nocive per la salute pubblica in quanto penetrano nelle vie respiratorie primarie). Nella giornata di ieri (vedi allegato) le polveri hanno superato il limite in tutte le 13 centraline, mostrando un sensibile aggravamento della qualità dell’aria.”. E’ quanto dichiara il Vicepresidente della Commissione Ambiente Athos De Luca.
“Il Comune di Roma, rispetto a questo quadro di emergenza – continua De Luca - si limita ad un provvedimento del tutto inefficace, poichè, il divieto di circolazione nell’area verde ( un perimetro più largo dell’anello ferroviario) delle auto e motorini euro 0, è un divieto permanente all’interno dell’anello ferroviario e riguarda 220 mila veicoli pari al 12%, su un totale di 1.900.000 auto e 600 mila motorini immatricolati a Roma. I nuovi divieti, in vigore da 5 giorni, per fronteggiare l’aumento delle polveri sottili, riguardano anche le auto euro 1 diesel pari a 14.400 veicoli (1%) e le auto euro 2 diesel, 62 mila veicoli (9%). In sostanza, ai fini dell’abbattimento delle polveri sottili, i provvedimenti del Comune vietano la circolazione al 10% delle auto immatricolate.”.
“Tenuto conto che i provvedimenti delle targhe alterne che bloccavano il 50% del traffico – prosegue il rappresentante del PD - producevano una riduzione dell’inquinamento circa del 10%; tenuto conto che molti automobilisti non sono neppure a conoscenza del divieto; tenuto conto che i controlli ufficiali dei vigili urbani a partire dal 1 gennaio 2011, entrata in vigore dell’ordinanza, registrano su 1943 controlli solo 34 sanzioni (pari all’1,5%), per lo più di motocicli, il che dimostra che la maggior parte del parco auto è stato rinnovato ed adeguato con i nuovi sistemi per l’abbattimento delle polveri, l’effetto di riduzione dell’inquinamento dovuto ai provvedimenti del Comune, può essere stimato al di sotto dell’ 1%..”.
“E’ evidente, a questo punto – va avanti De Luca - che se il Comune vuole ottenere dei risultati minimamente efficaci, deve attuare un pacchetto di provvedimenti ben più efficienti, a tutela della salute pubblica: potenziare e incentivare il mezzo pubblico (mentre il nuovo piano industriale di ATAC riduce le corse! ), ripristinare le domeniche ecologiche e le targhe alterne, riduzione della tariffa dei taxi, istituzione strade a traffico limitato, potenziamento ed efficientamento del servizio di bike sharing, ripristinare i controlli dei gas di scarico, lanciare una campagna di abbonamenti ai mezzi pubblici.”.
“In caso contrario – conclude il Vicepresidente della Commissione Ambiente - il Sindaco viene meno agli obblighi di legge, di mettere in campo tutte le misure più efficaci per riportare l’inquinamento al di sotto dei limiti consentiti. Come avvenuto in altre città, per comportamenti analoghi, anche a Roma stiamo preparando un ricorso da indirizzare alla Corte di Giustizia Europea affinchè obblighi il Sindaco ad interventi più efficaci.”
“Nel frattempo – rende noto De Luca - la Regione Lazio, sta preparando una ulteriore proroga per consentire la circolazione dei pullman turistici diesel euro 2 altamente inquinanti, poichè dal primo gennaio possono circolare solo i pullman euro 5. E’ utile ricordre che a Roma circolano circa 500 pullman euro 2 inquinanti, ai quali vanno aggiunti le centinaia di pullman Euro 2, che ogni giorno vengono da fuori Roma. In merito a ciò, De Luca diffida la Regione dall’adottare questa deroga, tenuto conto che le auto euro 2 diesel a Roma non possono circolare e l’euro 2 pullman è di gran lunga più inquinante di un’autoveicolo. A quanto sembra la Presidente della Regione, malgrado il suo nome, non è molto sensibile al problema delle polveri sottili”.
Lettera da un italiano a Tunisi "Italia non pervenuta: il "paese allo sbando" ti attende" di Federico Costanza, lundi 14 février 2011, 03:43
Oggi, 14 febbraio 2011, la Tunisia celebra il suo primo "mese" rivoluzionario.
Esattamente 31 giorni fa l'ex Presidente Ben Ali fuggiva dal paese in rivolta
e, per la prima volta dopo più di cinquant'anni di dittatura, si apprestava a
vivere la sua era di libertà.
Ad un mese dalla Rivoluzione del 14 Gennaio, emerge il problema dell'esodo
massiccio di migranti che, approfittando del cambiamento della situazione e del
minor controllo sulle coste, si imbarcano alla volta delle coste europee.
Di fronte a un evento epocale come questo e ancor più intimorito dagli
altrettanto recenti eventi in Egitto, il nostro Governo non trova meglio da
fare che diffondere la psicosi dell'"emergenza umanitaria", rimbrottando la
politica estera della UE. Dunque, dopo la TOTALE ASSENZA della nostra
diplomazia sia prima che successivamente, attorno ad una delle più importanti
fasi nella storia del Nord Africa e di tutto il mondo arabo, si decide di
affrontare il problema guardando dentro il proprio cortile, un po' come
lamentarsi dei rumori col capo condomino mentre fuori dal palazzo piovono le
bombe.
Quella che domenica sera su RAITRE, a "Che tempo che fa", ci ha offerto il duo
Fazio-Maroni è una delle più misere e allo stesso tempo paradigmatiche
espressioni del dibattito pubblico e politico in Italia, in cui un
intervistatore, seppur bravo e attento, rivolge domande del tutto banali ad un
Ministro cui deve reggere il moccolo, guarnendo la triste lista di
semplificazioni con altrettanta disinformazione, a uso e consumo di una
televisione pubblica sempre più povera, palcoscenico di un paese ostaggio di se
stesso e della sua ignoranza.
Dinanzi al mondo restiamo miserabilmente provinciali!
Sentir dire che il flusso di immigrati dalle coste tunisine è frutto di un
paese nel "totale caos e alla deriva", o peggio ancora "senza governo, in preda
all'anarchia, alle violenze, ai saccheggi, terremotato e privo di referenze
istituzionali", è un attacco al cuore del popolo tunisino, alla sua dignità,
allo sforzo immane che stanno facendo, primo fra tutti i popoli arabi, nel
liberarsi da uno stigma che li vuole schiavi ab aeterno delle autocrazie.
Nonché, la solita chiacchiera da bar dello sport, unico grande sollazzo di cui
siamo capaci noi italiani, che invece di sforzarci di capire a fondo il mondo
che ci circonda, soprattutto quello più vicino, il nostro Mediterraneo,
preferiamo dar la colpa agli altri e gridare "al lupo al lupo" per non dover
ammettere le nostre colpe: quello mai, mai! Primo dovere del buon berlusconismo
di maniera: negare sempre! Anche di fronte all'evidenza.
Qui a Tunisi la situazione è sempre molto fluida. Tutti cercano di riprendere
rapidamene la vita normale. Uffici pubblici e negozi han ripreso gli orari
normali di lavoro. Continuano ad esserci manifestazioni, ogni giorno scioperano
tanti settori della società: i tunisini non hanno mai avuto a disposizione
tanta libertà, giustamente. Ogni mattina, io che lavoro in centro città e quindi nel cuore della protesta, faccio lo slalom tra manifestanti e disservizi.
La gente protesta contro elementi del vecchio regime che sono rimasti ai loro
posti (funzionari, impiegati, gente che era collusa col potere). Pian piano
stanno rimuovendo e sostituendo tutte le figure chiave della vecchia Tunisia.
Il partito di Ben Ali, seppur sospeso in questi giorni, contava 2 milioni di
iscritti su 10 mlni di abitanti: non sarà facile riorganizzare le strutture
della società pubblica.
C'è ancora il coprifuoco in vigore, ma è stato alleggerito (da mezzanotte alle
4 del mattino). L'altra sera con amici si è fatto l'aperitivo a La Marsa,
località fuori Tunisi: una folla di gente che sciamava per le strade prima del
coprifuoco, birra, pizza e politica, vagiti di libertà!
Esattamente 31 giorni fa l'ex Presidente Ben Ali fuggiva dal paese in rivolta
e, per la prima volta dopo più di cinquant'anni di dittatura, si apprestava a
vivere la sua era di libertà.
Ad un mese dalla Rivoluzione del 14 Gennaio, emerge il problema dell'esodo
massiccio di migranti che, approfittando del cambiamento della situazione e del
minor controllo sulle coste, si imbarcano alla volta delle coste europee.
Di fronte a un evento epocale come questo e ancor più intimorito dagli
altrettanto recenti eventi in Egitto, il nostro Governo non trova meglio da
fare che diffondere la psicosi dell'"emergenza umanitaria", rimbrottando la
politica estera della UE. Dunque, dopo la TOTALE ASSENZA della nostra
diplomazia sia prima che successivamente, attorno ad una delle più importanti
fasi nella storia del Nord Africa e di tutto il mondo arabo, si decide di
affrontare il problema guardando dentro il proprio cortile, un po' come
lamentarsi dei rumori col capo condomino mentre fuori dal palazzo piovono le
bombe.
Quella che domenica sera su RAITRE, a "Che tempo che fa", ci ha offerto il duo
Fazio-Maroni è una delle più misere e allo stesso tempo paradigmatiche
espressioni del dibattito pubblico e politico in Italia, in cui un
intervistatore, seppur bravo e attento, rivolge domande del tutto banali ad un
Ministro cui deve reggere il moccolo, guarnendo la triste lista di
semplificazioni con altrettanta disinformazione, a uso e consumo di una
televisione pubblica sempre più povera, palcoscenico di un paese ostaggio di se
stesso e della sua ignoranza.
Dinanzi al mondo restiamo miserabilmente provinciali!
Sentir dire che il flusso di immigrati dalle coste tunisine è frutto di un
paese nel "totale caos e alla deriva", o peggio ancora "senza governo, in preda
all'anarchia, alle violenze, ai saccheggi, terremotato e privo di referenze
istituzionali", è un attacco al cuore del popolo tunisino, alla sua dignità,
allo sforzo immane che stanno facendo, primo fra tutti i popoli arabi, nel
liberarsi da uno stigma che li vuole schiavi ab aeterno delle autocrazie.
Nonché, la solita chiacchiera da bar dello sport, unico grande sollazzo di cui
siamo capaci noi italiani, che invece di sforzarci di capire a fondo il mondo
che ci circonda, soprattutto quello più vicino, il nostro Mediterraneo,
preferiamo dar la colpa agli altri e gridare "al lupo al lupo" per non dover
ammettere le nostre colpe: quello mai, mai! Primo dovere del buon berlusconismo
di maniera: negare sempre! Anche di fronte all'evidenza.
Qui a Tunisi la situazione è sempre molto fluida. Tutti cercano di riprendere
rapidamene la vita normale. Uffici pubblici e negozi han ripreso gli orari
normali di lavoro. Continuano ad esserci manifestazioni, ogni giorno scioperano
tanti settori della società: i tunisini non hanno mai avuto a disposizione
tanta libertà, giustamente. Ogni mattina, io che lavoro in centro città e quindi nel cuore della protesta, faccio lo slalom tra manifestanti e disservizi.
La gente protesta contro elementi del vecchio regime che sono rimasti ai loro
posti (funzionari, impiegati, gente che era collusa col potere). Pian piano
stanno rimuovendo e sostituendo tutte le figure chiave della vecchia Tunisia.
Il partito di Ben Ali, seppur sospeso in questi giorni, contava 2 milioni di
iscritti su 10 mlni di abitanti: non sarà facile riorganizzare le strutture
della società pubblica.
C'è ancora il coprifuoco in vigore, ma è stato alleggerito (da mezzanotte alle
4 del mattino). L'altra sera con amici si è fatto l'aperitivo a La Marsa,
località fuori Tunisi: una folla di gente che sciamava per le strade prima del
coprifuoco, birra, pizza e politica, vagiti di libertà!
La nota del mattino 15 febbraio 2011 - il dopo 13 Febbraio...
La nota del mattino
15 febbraio 2011
1. IN ATTESA DEI MAGISTRATI DI MILANO PARTE ROMA. LA SCOSSA DELLE
DONNE CAMBIA L’ORIZZONTE. MA BERLUSCONI NON MOLLA: USA
L’EMERGENZA IMMIGRATI PER RIPRENDERE IL GHE PENSI MI A RETI
UNIFICATE E IN PARLAMENTO GIOCA IL CALCIOMERCATO.
Tra oggi e domani il Giudice per le indagini preliminari di Milano deciderà se mandare subito
Silvio Berlusconi a processo per i reati di concussione di prostituzione minorile. Alla procura
della Repubblica di Roma sono arrivati i documenti spediti dai pm di Milano e riguardanti le
feste del presidente del Consiglio a Tor Crescenza.
La qualità e la vastità delle manifestazioni organizzate dalle donne domenica 13 febbraio hanno
intanto scosso il centrodestra e aperto un nuovo orizzonte di iniziativa politica. Valeria Fedeli,
sindacalista della Cgil e una delle organizzatrici, al Corriere della Sera: “Da oggi noi del
comitato, tutte insieme, dobbiamo assumerci la responsabilità di come andare avanti. La
piazza - che onestamente ci ha travolte, in senso positivo - ci ha chiesto questo.
La nostra intuizione è stata giusta: serviva una realtà capace di unire le tante associazioni di
donne, così diverse l`una dall`altra, che lavorano in questo Paese per difendere e affermare
professionalità e competenze femminili. Le abbiamo risvegliate e messe in connessione. Ed è
successo quello che tutti hanno visto… Ci sentiamo addosso la responsabilità di
leggere correttamente ciò che è avvenuto, di corrispondere alla qualità e alla complessità della
domanda che si è alzata dalla piazza. Che non è banalmente "via Berlusconi", ma piuttosto
"cambiamo il sistema": nella scuola, nell`impresa, nelle istituzioni”. Susanna Camusso,
segretaria della Cgil, a L’Unità: “Da oggi chiunque voglia dare una prospettiva alla
straordinaria energia che ha attraversato le piazze di domenica dovrà far questo: mettere le
donne al centro della politica. Più donne nella politica e più politica per le donne. Il
punto fondamentale, come sempre, è l`ascolto. La comprensione: quel che è accaduto domenica
è un segnale precisissimo e potente, bisogna coglierlo. La reazione patetica del presidente del
Consiglio e il silenzio di chi lo circonda mi fa pensare che a destra l`abbiano capito bene. Alle
opposizioni di centrosinistra la piazza - questa piazza che non è di nessuno - chiede concretezza,
risposte chiare, cambiamento. Una bella sfida”.
Il presidente del Consiglio ha accusato il colpo, ma non molla. Oggi coglierà l’occasione
dell’emergenza immigrati per riprendere dalla Sicilia, a reti unificate, lo spot del ghe pensi mi,
nel tentativo di oscurare l’effetto-donna e l’annuncio dei magistrati di Milano. In Parlamento i
dirigenti del Pdl lavoreranno per il reclutamento a qualsiasi costo di nuovi deputati, sfruttando
anche le crepe che si stanno aprendo tra i sostenitori di Fini. E’ una corsa affannosa, difficile,
anche se non priva di qualche di risultato (il Pdl ha lasciato trapelare, anche per convincere gli
indecisi, che vi saranno nuovi arrivi. Ne parla Il Corriere della Sera). L’obiettivo è di garantire
alla Lega la possibilità di discutere di federalismo nelle diverse commissioni senza correre il
rischio di andare in minoranza. Fuori dal Parlamento, si parla invece dell’acquisto delle
frequenze della radio della Lega da parte della Mondadori (azionista principale, la famiglia
Berlusconi).
2. IL PD AL CENTRO DEL CAMPO: SUL FEDERALISMO APRE IL DIALOGO CON
LA LEGA, LANCIA L’OFFENSIVA SULL’INFORMAZIONE E CON LA
CONFERENZA NAZIONALE DELLE DONNE DEMOCRATICHE DI VENERDI’
PRENDE L’INIZIATIVA DOPO IL 13 FEBBRAIO.
Dopo aver concluso il lavoro per la messa a punto del programma, il Partito Democratico ha
lanciato ieri nuove offensive. Il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, ha rilasciato una lunga
intervista a La Padania, aprendo direttamente con la Lega il confronto sul tema del federalismo;
con un convegno a Milano il Pd ha lanciato un’offensiva sull’informazione. E con la
conclusione a Roma, venerdì e sabato, di tutte le assemblee delle donne democratiche svoltesi
in Italia in questi mesi, sarà il Pd a dare nella propria conferenza nazionale delle donne le prime
risposte della politica organizzata alla manifestazione del 13 febbraio.
Ecco la parte dell’articolo de La Padania sul federalismo. “Nella sede lombarda del Partito
Democratico per un`intervista a Pier Luigi Bersani suggerita dallo stesso entourage del
segretario Pd: già questa è una notizia... Destinata a far discutere parecchio, poi, con questi
chiari di luna e visto il messaggio forte e chiaro recapitato dal leader originario di Bettola
(tremila anime nel Piacentino, Lega al 35%) a Umberto Bossi: «Impegno me e il mio partito
a portare avanti il processo federalista, dialogando con la Lega. Quali che siano gli sviluppi
politici. Guardiamo oltre Berlusconi ma salviamo la prospettiva autonomista».
«Intendo prendere anche personalmente un impegno: penso che sia oggi la Lega a tenere
attaccata la spina di Berlusconi, ma presto o tardi si arriverà al dunque e il processo
federalista va preservato, è una riforma storica, epocale per la democrazia italiana. Credo da
sempre che, pur da posizione diverse e anche alternative, ci siano due vere forze autonomiste in
questo Paese: il Pd e la Lega. Noi rivendichiamo e vogliamo coltivare,
rinnovandola, questa nostra antica tradizione. Abbiamo in testa "l`Italia delle autonomie",
l`idea cioè che con la responsabilità diretta dei territori si possa arrivare sia a un livello
comune di cittadinanza e di servizi, sia alla possibilità che chi ha una marcia in più possa
correre. In questa contingenza noi vediamo dunque con grandissima preoccupazione il
fatto che la Lega, vedendo accorciarsi i tempi della legislatura, possa accontentarsi
di un Federalismo di bandiera; dall`altro temiamo che Berlusconi, culturalmente
e politicamente del tutto disinteressato al Federalismo, ne approfitti per pretendere in cambio
il processo breve, così come ha ottenuto il voto sulle "leggi sulla cricca", e dunque
"passare `a nuttata". Da questo matrimonio un bambino come il Federalismo rischia di
rimanere soffocato». ..«Voglio chiarire, con sincerità. Noi abbiamo prima di tutto innestato il
meccanismo federalista con la modifica dell`art 119 della Costituzione, abbiamo
avuto un atteggiamento positivo sulla legge 42 (la legge delega sul Federalismo fiscale, il Pd si
astenne, ndr, ma abbiamo votato contro la fiscalità comunale per una questione
assolutamente di merito. Non ci piace l`assetto che disegna: concede qualcosa ai Comuni, che
recuperano un po` di soldi con nuove tasse, e non applica la logica di autonomia
impositiva “voto, vedo e pago", restringe la tassazione a quelli che non votano nel
Comune stesso, e mette una patrimoniale sulle pmi... No, ecco, non ci va bene»…
«Penso una decina di decreti. Dobbiamo darci la possibilità di avere un quadro, c`è un
lavoro profondo da fare, sto parlando di inquadramento del tema di una generale
riforma fiscale che noi proponiamo, sto parlando di definizione dei costi standard
e degli standard di servizio, sto parlando di perequazione che non riguarda solo Nord-Sud ma
diverse tipologie di Comuni anche al Nord. Noi diciamo che il contesto politico attuale
è un enorme ostacolo». «Io dico semplicemente: qualsiasi soluzione è meglio di quanto sta
accadendo ora, anche in previsione di ciò che si prospetta nei prossimi mesi… Parlo di politica,
di Paese: siamo in stallo. Tutto ruota attorno alle vicende di una persona, il
resto è paralizzato. Se Berlusconi fosse uno statista dovrebbe generosamente trame le
conclusioni, a prescindere che si ritenga o meno responsabile. Invito quindi tutte le forze
politiche a considerare questi problemi fornendo una disponibilità larga. Berlusconi
fa un passo indietro? Se il Governo rimanesse nell`ambito del centrodestra, noi staremmo
all`opposizione pronti però a essere propositivi. Il premier non se ne vuole andare, si è
inchiavardato? Allora si vada a votare, pur con una legge elettorale che non ci piace. Non so in
quale scenario ciò avverrebbe; noi e la Lega saremmo magari sempre alternativi, ma
garantisco personalmente, per me e per il mio partito, con tutta la credibilità della quale
dispongo, che il processo federalista deve andare avanti e giungere a compimento.
Discuteremo, certo, ma noi ci crediamo, siamo gli unici a crederci, con voi. Lo vogliamo,
a nostro modo ma lo vogliamo».
Nel corso di un seminario organizzato a Milano dal Pd, Pier luigi Bersani ha lanciato ieri anche
un affondo sul tema dell’informazione. L’Unità: «A fronte dell`emergenza che si
propone, è indispensabile che tutte le opposizioni si coordinino ed organizzino una funzione di
osservazione, di denuncia ed eventualmente di mobilitazione sulla questione
dell`informazione radio e televisiva, in particolare del sistema dei tg». Se Berlusconi non
accenna a dimettersi, l`opposizione è decisa a voltare pagina. Anche sull`informazione.
L`affondo del segretario Pd Pierluigi Bersani arriva il giorno dei dati di un Tgl superato in
ascolti dal Tg5, e alla vigilia di una nuova riunione della Commissione di vigilanza Rai, che
torna a discutere dell`atto di indirizzo del pluralismo del centrodestra per i talk show politici.
Una «direttiva del bavaglio», la definisce Bersani, un`«assurdità totale» che «mostra un
impazzimento del centrodestra su cui mi aspetto una reazione dell`azienda, perché la Rai non
può essere azzoppata da iniziative di questo genere». La situazione è paradossale: «C`è
un`azienda che lavora contro se stessa, contro l`audience, la raccolta pubblicitaria e le sue stesse
prospettive industriali. Mi aspetto quindi che reagisca». «Deve essere ribadita
- aggiunge - l`assoluta esigenza di terzietà dell`informazione».
3. LA TESTA NELLA SABBIA. L’ITALIA LITIGA CON L’EUROPA SUL DRAMMA
IMMIGRATI. MA FINO A IERI NON HA VOLUTO VEDERE.
Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, oggi sarà in Sicilia insieme al presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi. Ieri e nei giorni precedenti, oltre a lanciare l’allarme per la possibile ondata
di immigrazione dal Nord Africa (“80 mila arrivi possibili”), ha lanciato durissime accuse
all’Unione europea, rea di non aver ascoltato il grido dell’Italia. L’Unione europea ha replicato
altrettanto duramente (lo ha fatto la commissaria svedese Cecilia Malmstrom) di aver offerto
l’aiuto dell’Ue e che l’Italia lo ha rifiutato.
Lo spettacolo desolante di uno scontro su questi temi ha fatto emergere tre fatti clamorosi. Il
primo: il governo italiano ha nascosto per anni la testa sotto la sabbia, utilizzando
l’immigrazione come tema di campagna elettorale e di propaganda, invece di affrontarlo e di
gestirlo come problema ineludibile. Lo hanno ricordato ieri diversi rappresentanti del Pd, a
cominciare da Livia Turco e Emanuele Fiano. Il secondo: l’Unione europea ha speso
sull’argomento tante parole, ma pochi fatti. Terzo: l’emergenza umanitaria oggi rischia di essere
usata un’altra volta per la propaganda da parte di Silvio Berlusconi, che si accinge a
ripresentarsi come il paladino risolvitore di ogni cosa, lasciando poi ad altri e al futuro la
soluzione difficile dei problemi reali.
4. BANKITALIA CERTIFICA L’AUMENTO DEL DEBITO PUBBLICO E DRAGHI
SPIEGA CHE LA GERMANIA E’ IL MODELLO DA SEGUIRE.
La Banca d’Italia ha certificato ieri che il debito pubblico italiano è cresciuto l’ultimo anno di
circa 90 miliardi di euro, pari al 4,3 per cento del Pil. Una notizia pesante per Giulio Tremonti,
responsabile dell’Economia, che da ieri è a Bruxelles a parlare proprio di conti pubblici. Il
governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, proprio da Bruxelles ha spiegato ieri che il
modello tedesco è quello più giusto e funzionale. E il modello tedesco non riguarda solo i conti
pubblici. Come ha spiegato Claudio Magris in un lungo articolo pubblicato domenica su Il
Corriere della Sera, il modello tedesco riguarda anche l’economia reale, il tipo di capitalismo,
che è completamente diverso dal liberismo senza regole che piace tanto alla destra italiana
15 febbraio 2011
1. IN ATTESA DEI MAGISTRATI DI MILANO PARTE ROMA. LA SCOSSA DELLE
DONNE CAMBIA L’ORIZZONTE. MA BERLUSCONI NON MOLLA: USA
L’EMERGENZA IMMIGRATI PER RIPRENDERE IL GHE PENSI MI A RETI
UNIFICATE E IN PARLAMENTO GIOCA IL CALCIOMERCATO.
Tra oggi e domani il Giudice per le indagini preliminari di Milano deciderà se mandare subito
Silvio Berlusconi a processo per i reati di concussione di prostituzione minorile. Alla procura
della Repubblica di Roma sono arrivati i documenti spediti dai pm di Milano e riguardanti le
feste del presidente del Consiglio a Tor Crescenza.
La qualità e la vastità delle manifestazioni organizzate dalle donne domenica 13 febbraio hanno
intanto scosso il centrodestra e aperto un nuovo orizzonte di iniziativa politica. Valeria Fedeli,
sindacalista della Cgil e una delle organizzatrici, al Corriere della Sera: “Da oggi noi del
comitato, tutte insieme, dobbiamo assumerci la responsabilità di come andare avanti. La
piazza - che onestamente ci ha travolte, in senso positivo - ci ha chiesto questo.
La nostra intuizione è stata giusta: serviva una realtà capace di unire le tante associazioni di
donne, così diverse l`una dall`altra, che lavorano in questo Paese per difendere e affermare
professionalità e competenze femminili. Le abbiamo risvegliate e messe in connessione. Ed è
successo quello che tutti hanno visto… Ci sentiamo addosso la responsabilità di
leggere correttamente ciò che è avvenuto, di corrispondere alla qualità e alla complessità della
domanda che si è alzata dalla piazza. Che non è banalmente "via Berlusconi", ma piuttosto
"cambiamo il sistema": nella scuola, nell`impresa, nelle istituzioni”. Susanna Camusso,
segretaria della Cgil, a L’Unità: “Da oggi chiunque voglia dare una prospettiva alla
straordinaria energia che ha attraversato le piazze di domenica dovrà far questo: mettere le
donne al centro della politica. Più donne nella politica e più politica per le donne. Il
punto fondamentale, come sempre, è l`ascolto. La comprensione: quel che è accaduto domenica
è un segnale precisissimo e potente, bisogna coglierlo. La reazione patetica del presidente del
Consiglio e il silenzio di chi lo circonda mi fa pensare che a destra l`abbiano capito bene. Alle
opposizioni di centrosinistra la piazza - questa piazza che non è di nessuno - chiede concretezza,
risposte chiare, cambiamento. Una bella sfida”.
Il presidente del Consiglio ha accusato il colpo, ma non molla. Oggi coglierà l’occasione
dell’emergenza immigrati per riprendere dalla Sicilia, a reti unificate, lo spot del ghe pensi mi,
nel tentativo di oscurare l’effetto-donna e l’annuncio dei magistrati di Milano. In Parlamento i
dirigenti del Pdl lavoreranno per il reclutamento a qualsiasi costo di nuovi deputati, sfruttando
anche le crepe che si stanno aprendo tra i sostenitori di Fini. E’ una corsa affannosa, difficile,
anche se non priva di qualche di risultato (il Pdl ha lasciato trapelare, anche per convincere gli
indecisi, che vi saranno nuovi arrivi. Ne parla Il Corriere della Sera). L’obiettivo è di garantire
alla Lega la possibilità di discutere di federalismo nelle diverse commissioni senza correre il
rischio di andare in minoranza. Fuori dal Parlamento, si parla invece dell’acquisto delle
frequenze della radio della Lega da parte della Mondadori (azionista principale, la famiglia
Berlusconi).
2. IL PD AL CENTRO DEL CAMPO: SUL FEDERALISMO APRE IL DIALOGO CON
LA LEGA, LANCIA L’OFFENSIVA SULL’INFORMAZIONE E CON LA
CONFERENZA NAZIONALE DELLE DONNE DEMOCRATICHE DI VENERDI’
PRENDE L’INIZIATIVA DOPO IL 13 FEBBRAIO.
Dopo aver concluso il lavoro per la messa a punto del programma, il Partito Democratico ha
lanciato ieri nuove offensive. Il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, ha rilasciato una lunga
intervista a La Padania, aprendo direttamente con la Lega il confronto sul tema del federalismo;
con un convegno a Milano il Pd ha lanciato un’offensiva sull’informazione. E con la
conclusione a Roma, venerdì e sabato, di tutte le assemblee delle donne democratiche svoltesi
in Italia in questi mesi, sarà il Pd a dare nella propria conferenza nazionale delle donne le prime
risposte della politica organizzata alla manifestazione del 13 febbraio.
Ecco la parte dell’articolo de La Padania sul federalismo. “Nella sede lombarda del Partito
Democratico per un`intervista a Pier Luigi Bersani suggerita dallo stesso entourage del
segretario Pd: già questa è una notizia... Destinata a far discutere parecchio, poi, con questi
chiari di luna e visto il messaggio forte e chiaro recapitato dal leader originario di Bettola
(tremila anime nel Piacentino, Lega al 35%) a Umberto Bossi: «Impegno me e il mio partito
a portare avanti il processo federalista, dialogando con la Lega. Quali che siano gli sviluppi
politici. Guardiamo oltre Berlusconi ma salviamo la prospettiva autonomista».
«Intendo prendere anche personalmente un impegno: penso che sia oggi la Lega a tenere
attaccata la spina di Berlusconi, ma presto o tardi si arriverà al dunque e il processo
federalista va preservato, è una riforma storica, epocale per la democrazia italiana. Credo da
sempre che, pur da posizione diverse e anche alternative, ci siano due vere forze autonomiste in
questo Paese: il Pd e la Lega. Noi rivendichiamo e vogliamo coltivare,
rinnovandola, questa nostra antica tradizione. Abbiamo in testa "l`Italia delle autonomie",
l`idea cioè che con la responsabilità diretta dei territori si possa arrivare sia a un livello
comune di cittadinanza e di servizi, sia alla possibilità che chi ha una marcia in più possa
correre. In questa contingenza noi vediamo dunque con grandissima preoccupazione il
fatto che la Lega, vedendo accorciarsi i tempi della legislatura, possa accontentarsi
di un Federalismo di bandiera; dall`altro temiamo che Berlusconi, culturalmente
e politicamente del tutto disinteressato al Federalismo, ne approfitti per pretendere in cambio
il processo breve, così come ha ottenuto il voto sulle "leggi sulla cricca", e dunque
"passare `a nuttata". Da questo matrimonio un bambino come il Federalismo rischia di
rimanere soffocato». ..«Voglio chiarire, con sincerità. Noi abbiamo prima di tutto innestato il
meccanismo federalista con la modifica dell`art 119 della Costituzione, abbiamo
avuto un atteggiamento positivo sulla legge 42 (la legge delega sul Federalismo fiscale, il Pd si
astenne, ndr, ma abbiamo votato contro la fiscalità comunale per una questione
assolutamente di merito. Non ci piace l`assetto che disegna: concede qualcosa ai Comuni, che
recuperano un po` di soldi con nuove tasse, e non applica la logica di autonomia
impositiva “voto, vedo e pago", restringe la tassazione a quelli che non votano nel
Comune stesso, e mette una patrimoniale sulle pmi... No, ecco, non ci va bene»…
«Penso una decina di decreti. Dobbiamo darci la possibilità di avere un quadro, c`è un
lavoro profondo da fare, sto parlando di inquadramento del tema di una generale
riforma fiscale che noi proponiamo, sto parlando di definizione dei costi standard
e degli standard di servizio, sto parlando di perequazione che non riguarda solo Nord-Sud ma
diverse tipologie di Comuni anche al Nord. Noi diciamo che il contesto politico attuale
è un enorme ostacolo». «Io dico semplicemente: qualsiasi soluzione è meglio di quanto sta
accadendo ora, anche in previsione di ciò che si prospetta nei prossimi mesi… Parlo di politica,
di Paese: siamo in stallo. Tutto ruota attorno alle vicende di una persona, il
resto è paralizzato. Se Berlusconi fosse uno statista dovrebbe generosamente trame le
conclusioni, a prescindere che si ritenga o meno responsabile. Invito quindi tutte le forze
politiche a considerare questi problemi fornendo una disponibilità larga. Berlusconi
fa un passo indietro? Se il Governo rimanesse nell`ambito del centrodestra, noi staremmo
all`opposizione pronti però a essere propositivi. Il premier non se ne vuole andare, si è
inchiavardato? Allora si vada a votare, pur con una legge elettorale che non ci piace. Non so in
quale scenario ciò avverrebbe; noi e la Lega saremmo magari sempre alternativi, ma
garantisco personalmente, per me e per il mio partito, con tutta la credibilità della quale
dispongo, che il processo federalista deve andare avanti e giungere a compimento.
Discuteremo, certo, ma noi ci crediamo, siamo gli unici a crederci, con voi. Lo vogliamo,
a nostro modo ma lo vogliamo».
Nel corso di un seminario organizzato a Milano dal Pd, Pier luigi Bersani ha lanciato ieri anche
un affondo sul tema dell’informazione. L’Unità: «A fronte dell`emergenza che si
propone, è indispensabile che tutte le opposizioni si coordinino ed organizzino una funzione di
osservazione, di denuncia ed eventualmente di mobilitazione sulla questione
dell`informazione radio e televisiva, in particolare del sistema dei tg». Se Berlusconi non
accenna a dimettersi, l`opposizione è decisa a voltare pagina. Anche sull`informazione.
L`affondo del segretario Pd Pierluigi Bersani arriva il giorno dei dati di un Tgl superato in
ascolti dal Tg5, e alla vigilia di una nuova riunione della Commissione di vigilanza Rai, che
torna a discutere dell`atto di indirizzo del pluralismo del centrodestra per i talk show politici.
Una «direttiva del bavaglio», la definisce Bersani, un`«assurdità totale» che «mostra un
impazzimento del centrodestra su cui mi aspetto una reazione dell`azienda, perché la Rai non
può essere azzoppata da iniziative di questo genere». La situazione è paradossale: «C`è
un`azienda che lavora contro se stessa, contro l`audience, la raccolta pubblicitaria e le sue stesse
prospettive industriali. Mi aspetto quindi che reagisca». «Deve essere ribadita
- aggiunge - l`assoluta esigenza di terzietà dell`informazione».
3. LA TESTA NELLA SABBIA. L’ITALIA LITIGA CON L’EUROPA SUL DRAMMA
IMMIGRATI. MA FINO A IERI NON HA VOLUTO VEDERE.
Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, oggi sarà in Sicilia insieme al presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi. Ieri e nei giorni precedenti, oltre a lanciare l’allarme per la possibile ondata
di immigrazione dal Nord Africa (“80 mila arrivi possibili”), ha lanciato durissime accuse
all’Unione europea, rea di non aver ascoltato il grido dell’Italia. L’Unione europea ha replicato
altrettanto duramente (lo ha fatto la commissaria svedese Cecilia Malmstrom) di aver offerto
l’aiuto dell’Ue e che l’Italia lo ha rifiutato.
Lo spettacolo desolante di uno scontro su questi temi ha fatto emergere tre fatti clamorosi. Il
primo: il governo italiano ha nascosto per anni la testa sotto la sabbia, utilizzando
l’immigrazione come tema di campagna elettorale e di propaganda, invece di affrontarlo e di
gestirlo come problema ineludibile. Lo hanno ricordato ieri diversi rappresentanti del Pd, a
cominciare da Livia Turco e Emanuele Fiano. Il secondo: l’Unione europea ha speso
sull’argomento tante parole, ma pochi fatti. Terzo: l’emergenza umanitaria oggi rischia di essere
usata un’altra volta per la propaganda da parte di Silvio Berlusconi, che si accinge a
ripresentarsi come il paladino risolvitore di ogni cosa, lasciando poi ad altri e al futuro la
soluzione difficile dei problemi reali.
4. BANKITALIA CERTIFICA L’AUMENTO DEL DEBITO PUBBLICO E DRAGHI
SPIEGA CHE LA GERMANIA E’ IL MODELLO DA SEGUIRE.
La Banca d’Italia ha certificato ieri che il debito pubblico italiano è cresciuto l’ultimo anno di
circa 90 miliardi di euro, pari al 4,3 per cento del Pil. Una notizia pesante per Giulio Tremonti,
responsabile dell’Economia, che da ieri è a Bruxelles a parlare proprio di conti pubblici. Il
governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, proprio da Bruxelles ha spiegato ieri che il
modello tedesco è quello più giusto e funzionale. E il modello tedesco non riguarda solo i conti
pubblici. Come ha spiegato Claudio Magris in un lungo articolo pubblicato domenica su Il
Corriere della Sera, il modello tedesco riguarda anche l’economia reale, il tipo di capitalismo,
che è completamente diverso dal liberismo senza regole che piace tanto alla destra italiana
lunedì 14 febbraio 2011
La nota del mattino 14 febbraio 2011: alla vigilia di una settimana cruciale
1. LA SCOSSA DELLE DONNE ALLA VIGILIA DI UNA SETTIMANA CRUCIALE. A MILANO PARLA LA MAGISTRATURA. E IN UN PARLAMENTO A MAGGIORANZA RISICATA RIPRENDE IL CAMMINO DEL FEDERALISMO.
“Arrivederci, Silvio” titola oggi il Financial Times, che dedica all’Italia ben tre articoli (donne, sbarchi e crisi politica). Ma non sarà così semplice, anche se le manifestazioni svoltesi ieri in tutta Italia (e non solo), organizzate dal basso dalle donne, senza simboli di partito e che hanno ottenuto un risultato straordinario dal punto di vista della partecipazione popolare (oltre un milione di persone coinvolte), costituiscono un punto di forza nuovo per la riscossa dell’Italia. “Siamo qui tutte insieme per restituire dignità alle donne e al paese” ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi, in piazza a Roma. “Questo movimento non si fermerà, il paese merita di più e lo otterrà grazie alle donne”. “Oggi il paese ha parlato” ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, anche lui in piazza a Roma insieme alla moglie Daniela: “Questa imponente manifestazione spontanea è il segno di un nuovo ciclo: Berlusconi e i suoi dovrebbero uscire dal delirio e guardare in faccia la manifestazione del sentimento popolare”.
La scossa voluta e ottenuta dalle donne italiane è arrivata alla vigilia di una settimana cruciale. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, svoltosi la scorsa settimana, ha richiamato l’esigenza di evitare scontri istituzionali e lo stallo della politica, pena la fine della legislatura. Da oggi si vedrà se il richiamo alla responsabilità ha funzionato.
Tra oggi e domani, a Milano, il giudice per le indagini preliminari dirà se la richiesta della Procura della Repubblica di avviare il processo immediato contro Berlusconi per due reati gravissimi, concussione e prostituzione minorile, sarà accolta o meno. Se la richiesta venisse accolta è già chiara la contromossa che farà il presidente del Consiglio: utilizzerà tutte le leve che ha a disposizione per sollevare il cosiddetto conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale, perché chiederà di essere giudicato dal Tribunale dei ministri almeno per il reato di concussione. Ma soprattutto metterà in campo la strategia del polverone mediatico che ha già avviato, grazie alle reti televisive e alle testate della carta stampata che controlla direttamente, ma anche alle trasmissioni Rai dove hanno posti di rilievo persone a lui fedelissime.
Non solo. Ieri si è svolto il congresso di Fli. Fini, eletto presidente, ha lanciato una nuova sfida: ha chiesto a Berlusconi di dimettersi tutti e due perché eletti ciascuno con i voti dell’altro ed ha proposto alla Lega Nord di approvare il federalismo (anche con il varo del Senato delle Regioni) e una nuova legge elettorale, per andare poi a votare l’anno venturo, ma, appunto, senza Berlusconi.
Dalla Lega sono venuti segnali di tentennamento, collegati in modo specifico al federalismo. Questa settimana riprende infatti l’iter legislativo dei decreti attuativi della legge delega sul federalismo. Il decreto delegato sul federalismo comunale deve tornare in discussione dopo la bocciatura da parte di Napolitano. Il decreto delegato su Regioni e costi standard della sanità deve andare in discussione nella commissione bicamerale, nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, dove Pdl e Lega non hanno più la maggioranza. Da qui, e dallo stallo politico della maggioranza e del governo, oltre che dalla protesta della base per l’eccessivo coinvolgimento nella difesa dei problemi di Berlusconi, gli avvertimenti di due ministri importanti. Roberto Maroni, ministro
dell’Interno, ha detto che effettivamente ci sono rischi di voto anticipato. Roberto Calderoli, il ministro che più segue le sorti dei provvedimenti sul federalismo, ha detto che se non si recupera la maggioranza nelle commissioni parlamentari si dovrà andare alle elezioni politiche.
2. SOPRAVVIVENZA & AFFARI. IL PDL CONTRO NAPOLITANO. I FALCHI DELLA DESTRA RIPENSANO ALLA PIAZZA. BERLUSCONI RIAPPARE IN TV. E INTANTO NEL MILLEPROROGHE SI PENSA AL BUSINESS DEI MEDIA.
Le elezioni anticipate vengono considerate un rischio troppo alto da Berlusconi e dal Pdl. Come si può leggere oggi su La Repubblica, dagli ultimi sondaggi emergono tre scenari per il risultato alla Camera, dove scatta il premio di maggioranza per la coalizione che ottiene più voti: vittoria del centrosinistra se si andasse al voto su tre poli (42,7 per cento a Pd-Idv-Sel; 20,1 Centro; 36,4 Pdl-Lega), vittoria della coalizione larga (56,5 a Pd-Idv-Sel-Centro contro il 42,7 di Pdl-Lega); vittoria della destra se si andasse su tre poli, ma composti in modo diverso (28,2 per cento Sel-Idv; 30,2 per cento Pd-Centro; 40,0 per cento Pdl-Lega).
Da qui la strategia di resistenza ad ogni costo di Berlusconi. Il Pdl ha già risposto a muso duro al presidente Napolitano, affermando che non può essere lui a decidere le sorti della legislatura. I giornali di Berlusconi hanno già cominciato il solito cannoneggiamento. Questa mattina Berlusconi torna in Tv, intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5 (Mediaset). I falchi della destra hanno ricominciato a parlare di manifestazioni di piazza a favore del governo, anche per bilanciare l’effetto della manifestazione di ieri. Tutto in gioco, anche la guerra istituzionale o le tensioni di piazza, pur di sopravvivere.
E intanto, lontano dai riflettori, nel provvedimento chiamato milleproroghe, al Senato, è passata una norma molto particolare. Secondo Vincenzo Vita, senatore Pd, l’effetto di questa norma alla luce dei fatti sarà di impedire a Sky di acquisire o varare un quotidiano (il divieto per le Tv è stato esteso a tutto il 2011), ma consentirebbe a Mediaset di farlo.
3. IL RISVEGLIO DEL NORD AFRICA COINVOLGE L’ITALIA (E L’EUROPA).
Quattromila sbarchi in pochi giorni. Decine di migliaia di persone pronte a partire dalle spiagge tunisine. E molte di più che potrebbero partire da paesi, come l’Egitto, coinvolti nel risveglio delle masse nel Nord Africa. L’Italia è per queste persone la porta più vicina per entrare in Europa. E dunque il problema dell’immigrazione, che il governo della destra ha voluto rinviare, congelare, non vedere, invece di gestirlo perché inevitabile in un mondo globalizzato dove i paesi ricchi convivono con paesi poveri e poverissimi, è improvvisamente esploso in una dimensione drammatica.
Il problema è che anche l’Europa sta facendo finta di non vedere questo dramma che la riguarda direttamente. E il richiamo dell’Italia alle responsabilità comuni pesa di meno sul piano internazionale anche a causa del discredito provocato dalle vicende interne.
4. IN USA E IN EUROPA SI RIPARLA DI DRASTICI TAGLI AL DEBITO PUBBLICO. E L’ITALIA NON SARA’ ESENTATA.
Oggi il presidente Usa, Barack Obama, presenterà al Congresso una proposta di Bilancio che congela per cinque anni le spese discrezionali dell’amministrazione, punta a dimezzare il deficit pubblico (la differenza tra spese ed entrate annuali) e a ridurre in
pochi anni di 1.100 miliardi il debito pubblico (i debiti accumulati negli anni per coprire i deficit annuali). Una medicina amarissima. E che però non basterà ai repubblicani che dopo le elezioni di metà mandato sono fortissimi nel Parlamento Usa. Così è possibile che i tagli alla spesa pubblica sia ancora più pesanti.
Oggi in Europa si apre anche la riunione dell’Ecofin (riunione dei ministri finanziari) per discutere di conti pubblici, in vista della riunione dei 27 paesi prevista per domani, ma soprattutto del summit dei capi di Stato e di governo europei che a marzo dovrebbero stabilire nuove regole su deficit, debito e fondi per il salvataggio dei paesi in difficoltà. Germania e Francia venerdì scorso hanno concordato un pacchetto di proposte molto dure, per esempio la penalizzazione dei paesi che non riducano in modo consistente il debito pubblico quando questo valga più del 60 per cento della ricchezza che quello stesso paese produce ogni anno (Pil).
L’Italia ha un debito pubblico praticamente doppio rispetto al limite indicato da Francia e Germania (ma che era previsto anche nel trattato di Maastricht). Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha più volte garantito che il paese non sarà chiamato a fare sforzi straordinari perché ha un basso indebitamento privato. E’ la ragione che ha consentito al governo della destra di non affrontare il problema, così come non ha affrontato il problema della crescita perché la crisi, secondo Berlusconi, o non c’era o era già passata.
Fermo restando che un debito tanto elevato rappresenterà comunque un rischio di fronte ad un eventuale riaccendersi dell’inflazione o ad un attacco della speculazione sui mercati finanziari, entro marzo sarà chiaro se la garanzia dichiarata da Tremonti sarà riconosciuta anche da tutti gli altri paesi europei o se invece l’Italia sarà chiamata da subito a pagare un prezzo pesante per la politica del governo Berlusconi, che nel 2008 ha ereditato dal governo Prodi un debito pubblico al 104 per cento del Pil.
Da ricordare che questo risultato il governo Prodi (che certo non fu esente da difetti) riuscì ad ottenerlo pur avendo sostenuto in modo consistente la ripresa dell’economia e l’occupazione, tra l’altro riducendo per diversi miliardi di euro il cuneo fiscale (il costo del lavoro per le imprese), l’Ires, le imposte sulle società, e offrendo sostegno di reddito ai più poveri. Così come riuscì a liberare da lacci, lacciuoli e pesanti vessazioni diverse attività economiche degli italiani (mutui, conti correnti, ricariche telefoniche), senza dover toccare per questo la Costituzione.
“Arrivederci, Silvio” titola oggi il Financial Times, che dedica all’Italia ben tre articoli (donne, sbarchi e crisi politica). Ma non sarà così semplice, anche se le manifestazioni svoltesi ieri in tutta Italia (e non solo), organizzate dal basso dalle donne, senza simboli di partito e che hanno ottenuto un risultato straordinario dal punto di vista della partecipazione popolare (oltre un milione di persone coinvolte), costituiscono un punto di forza nuovo per la riscossa dell’Italia. “Siamo qui tutte insieme per restituire dignità alle donne e al paese” ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi, in piazza a Roma. “Questo movimento non si fermerà, il paese merita di più e lo otterrà grazie alle donne”. “Oggi il paese ha parlato” ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, anche lui in piazza a Roma insieme alla moglie Daniela: “Questa imponente manifestazione spontanea è il segno di un nuovo ciclo: Berlusconi e i suoi dovrebbero uscire dal delirio e guardare in faccia la manifestazione del sentimento popolare”.
La scossa voluta e ottenuta dalle donne italiane è arrivata alla vigilia di una settimana cruciale. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, svoltosi la scorsa settimana, ha richiamato l’esigenza di evitare scontri istituzionali e lo stallo della politica, pena la fine della legislatura. Da oggi si vedrà se il richiamo alla responsabilità ha funzionato.
Tra oggi e domani, a Milano, il giudice per le indagini preliminari dirà se la richiesta della Procura della Repubblica di avviare il processo immediato contro Berlusconi per due reati gravissimi, concussione e prostituzione minorile, sarà accolta o meno. Se la richiesta venisse accolta è già chiara la contromossa che farà il presidente del Consiglio: utilizzerà tutte le leve che ha a disposizione per sollevare il cosiddetto conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale, perché chiederà di essere giudicato dal Tribunale dei ministri almeno per il reato di concussione. Ma soprattutto metterà in campo la strategia del polverone mediatico che ha già avviato, grazie alle reti televisive e alle testate della carta stampata che controlla direttamente, ma anche alle trasmissioni Rai dove hanno posti di rilievo persone a lui fedelissime.
Non solo. Ieri si è svolto il congresso di Fli. Fini, eletto presidente, ha lanciato una nuova sfida: ha chiesto a Berlusconi di dimettersi tutti e due perché eletti ciascuno con i voti dell’altro ed ha proposto alla Lega Nord di approvare il federalismo (anche con il varo del Senato delle Regioni) e una nuova legge elettorale, per andare poi a votare l’anno venturo, ma, appunto, senza Berlusconi.
Dalla Lega sono venuti segnali di tentennamento, collegati in modo specifico al federalismo. Questa settimana riprende infatti l’iter legislativo dei decreti attuativi della legge delega sul federalismo. Il decreto delegato sul federalismo comunale deve tornare in discussione dopo la bocciatura da parte di Napolitano. Il decreto delegato su Regioni e costi standard della sanità deve andare in discussione nella commissione bicamerale, nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, dove Pdl e Lega non hanno più la maggioranza. Da qui, e dallo stallo politico della maggioranza e del governo, oltre che dalla protesta della base per l’eccessivo coinvolgimento nella difesa dei problemi di Berlusconi, gli avvertimenti di due ministri importanti. Roberto Maroni, ministro
dell’Interno, ha detto che effettivamente ci sono rischi di voto anticipato. Roberto Calderoli, il ministro che più segue le sorti dei provvedimenti sul federalismo, ha detto che se non si recupera la maggioranza nelle commissioni parlamentari si dovrà andare alle elezioni politiche.
2. SOPRAVVIVENZA & AFFARI. IL PDL CONTRO NAPOLITANO. I FALCHI DELLA DESTRA RIPENSANO ALLA PIAZZA. BERLUSCONI RIAPPARE IN TV. E INTANTO NEL MILLEPROROGHE SI PENSA AL BUSINESS DEI MEDIA.
Le elezioni anticipate vengono considerate un rischio troppo alto da Berlusconi e dal Pdl. Come si può leggere oggi su La Repubblica, dagli ultimi sondaggi emergono tre scenari per il risultato alla Camera, dove scatta il premio di maggioranza per la coalizione che ottiene più voti: vittoria del centrosinistra se si andasse al voto su tre poli (42,7 per cento a Pd-Idv-Sel; 20,1 Centro; 36,4 Pdl-Lega), vittoria della coalizione larga (56,5 a Pd-Idv-Sel-Centro contro il 42,7 di Pdl-Lega); vittoria della destra se si andasse su tre poli, ma composti in modo diverso (28,2 per cento Sel-Idv; 30,2 per cento Pd-Centro; 40,0 per cento Pdl-Lega).
Da qui la strategia di resistenza ad ogni costo di Berlusconi. Il Pdl ha già risposto a muso duro al presidente Napolitano, affermando che non può essere lui a decidere le sorti della legislatura. I giornali di Berlusconi hanno già cominciato il solito cannoneggiamento. Questa mattina Berlusconi torna in Tv, intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5 (Mediaset). I falchi della destra hanno ricominciato a parlare di manifestazioni di piazza a favore del governo, anche per bilanciare l’effetto della manifestazione di ieri. Tutto in gioco, anche la guerra istituzionale o le tensioni di piazza, pur di sopravvivere.
E intanto, lontano dai riflettori, nel provvedimento chiamato milleproroghe, al Senato, è passata una norma molto particolare. Secondo Vincenzo Vita, senatore Pd, l’effetto di questa norma alla luce dei fatti sarà di impedire a Sky di acquisire o varare un quotidiano (il divieto per le Tv è stato esteso a tutto il 2011), ma consentirebbe a Mediaset di farlo.
3. IL RISVEGLIO DEL NORD AFRICA COINVOLGE L’ITALIA (E L’EUROPA).
Quattromila sbarchi in pochi giorni. Decine di migliaia di persone pronte a partire dalle spiagge tunisine. E molte di più che potrebbero partire da paesi, come l’Egitto, coinvolti nel risveglio delle masse nel Nord Africa. L’Italia è per queste persone la porta più vicina per entrare in Europa. E dunque il problema dell’immigrazione, che il governo della destra ha voluto rinviare, congelare, non vedere, invece di gestirlo perché inevitabile in un mondo globalizzato dove i paesi ricchi convivono con paesi poveri e poverissimi, è improvvisamente esploso in una dimensione drammatica.
Il problema è che anche l’Europa sta facendo finta di non vedere questo dramma che la riguarda direttamente. E il richiamo dell’Italia alle responsabilità comuni pesa di meno sul piano internazionale anche a causa del discredito provocato dalle vicende interne.
4. IN USA E IN EUROPA SI RIPARLA DI DRASTICI TAGLI AL DEBITO PUBBLICO. E L’ITALIA NON SARA’ ESENTATA.
Oggi il presidente Usa, Barack Obama, presenterà al Congresso una proposta di Bilancio che congela per cinque anni le spese discrezionali dell’amministrazione, punta a dimezzare il deficit pubblico (la differenza tra spese ed entrate annuali) e a ridurre in
pochi anni di 1.100 miliardi il debito pubblico (i debiti accumulati negli anni per coprire i deficit annuali). Una medicina amarissima. E che però non basterà ai repubblicani che dopo le elezioni di metà mandato sono fortissimi nel Parlamento Usa. Così è possibile che i tagli alla spesa pubblica sia ancora più pesanti.
Oggi in Europa si apre anche la riunione dell’Ecofin (riunione dei ministri finanziari) per discutere di conti pubblici, in vista della riunione dei 27 paesi prevista per domani, ma soprattutto del summit dei capi di Stato e di governo europei che a marzo dovrebbero stabilire nuove regole su deficit, debito e fondi per il salvataggio dei paesi in difficoltà. Germania e Francia venerdì scorso hanno concordato un pacchetto di proposte molto dure, per esempio la penalizzazione dei paesi che non riducano in modo consistente il debito pubblico quando questo valga più del 60 per cento della ricchezza che quello stesso paese produce ogni anno (Pil).
L’Italia ha un debito pubblico praticamente doppio rispetto al limite indicato da Francia e Germania (ma che era previsto anche nel trattato di Maastricht). Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha più volte garantito che il paese non sarà chiamato a fare sforzi straordinari perché ha un basso indebitamento privato. E’ la ragione che ha consentito al governo della destra di non affrontare il problema, così come non ha affrontato il problema della crescita perché la crisi, secondo Berlusconi, o non c’era o era già passata.
Fermo restando che un debito tanto elevato rappresenterà comunque un rischio di fronte ad un eventuale riaccendersi dell’inflazione o ad un attacco della speculazione sui mercati finanziari, entro marzo sarà chiaro se la garanzia dichiarata da Tremonti sarà riconosciuta anche da tutti gli altri paesi europei o se invece l’Italia sarà chiamata da subito a pagare un prezzo pesante per la politica del governo Berlusconi, che nel 2008 ha ereditato dal governo Prodi un debito pubblico al 104 per cento del Pil.
Da ricordare che questo risultato il governo Prodi (che certo non fu esente da difetti) riuscì ad ottenerlo pur avendo sostenuto in modo consistente la ripresa dell’economia e l’occupazione, tra l’altro riducendo per diversi miliardi di euro il cuneo fiscale (il costo del lavoro per le imprese), l’Ires, le imposte sulle società, e offrendo sostegno di reddito ai più poveri. Così come riuscì a liberare da lacci, lacciuoli e pesanti vessazioni diverse attività economiche degli italiani (mutui, conti correnti, ricariche telefoniche), senza dover toccare per questo la Costituzione.
venerdì 11 febbraio 2011
La nota del mattino 11 febbraio 2011 - Spunti di riflessione
1. OBIETTIVO POLVERONE & PAURA. NAPOLITANO CHIAMA BERLUSCONI. MA IL PRESIDENTE NON TACERA’, I SUOI GIORNALISTI NON SI FERMERANNO E PER GLI ALTRI SI PREPARA IL BAVAGLIO: PERCHE’ I CITTADINI-SPETTATTORI NON DEVONO CAPIRCI NULLA. E AVERE PAURA.
Oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, vedrà il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La convocazione al Quirinale è arrivata al termine di una giornata convulsa, scandita dalle dichiarazioni gravissime di Berlusconi: golpe morale (per la prima volta teme di non poter sfuggire al confronto vero con la magistratura) , il giudice vero è il popolo (cioè chi è eletto non deve rispondere alla magistratura), insomma tutto l’armamentario antiregole che Silvio Berlusconi ha sempre messo in campo dal punto di vista ideologico, ma che adesso vorrebbe anche trasformare in realtà concreta, in costituzione materiale. “parole eversive” ha detto il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. E sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Pier Ferdinando Casini.
Nemmeno il presidente Napolitano riuscirà tuttavia a fermare la strategia di Berlusconi. Entro lunedì il giudice per le indagini preliminari di Milano deciderà se sottoporlo con rito immediato al processo per prostituzione minorile e concussione. I legali di Berlusconi solleveranno, se si andasse a processo, conflitto di attribuzione e porteranno il caso alla Corte Costituzionale (accusata ieri da Berlusconi, a titolo di intimidazione preventiva, di essere un covo di comunisti). Prima del giudizio della Corte passeranno almeno un paio di mesi. E Berlusconi non intende precipitare ancora di più nei sondaggi, restando appeso ad accuse così infamanti e che non riesce a scrollarsi di dosso, perché i racconti che emergono dalle intercettazioni sono troppo evidenti.
Da qui la strategia del polverone e della paura. Ieri il presidente del Consiglio, facendo materializzare il conflitto di interessi, ha convocato a palazzo Grazioli tutti i direttori delle sue aziende editoriali, televisive e della carta stampata. Ne scaturirà la diffusione a tappeto del verbo berlusconiano, sia per quanto riguarda la “narrazione” di ciò che è accaduto, sia per quanto riguarda le regole (il re è sacro non può essere messo in discussione), sia per quanto riguarda il trattamento (bastone e carota) da riservare a nemici e amici troppo tiepidi. L’obiettivo è che i cittadini-spettatori non ci capiscano più nulla. Un polverone. E però si sentano anche intimiditi dai toni, dalle accuse, dall’atteggiamento minaccioso, dai poteri messi in campo (Su l’Espresso, in un articolo in cui si parla anche delle effrazioni nei locali del Gip di Milano, oggi si dice
che Lele Mora, Emilio Fede ed altri hanno saputo per tempo di essere intercettati) . La prima manifestazione di questa strategia è stata l’intervista rilasciata a Giuliano Ferrara de Il Foglio, che a sua volta è stato intervistato per 6 minuti dal solerte Tg1 di Augusto Minzolini (in pratica un videomessaggio di Berlusconi per interposta persona, non sopportando il premier di essere sottoposto a domande). Massimo Giannini su La Repubblica ha scritto sulla riunione di palazzo Grazioli un lungo articolo intitolato Il gruppo Delta
2. L’EUROPA AVVERTE: INFLAZIONE TROPPO ALTA E NECESSITA’ DI MANOVRE. MA IL GOVERNO PENSA AD ALTRO: FRATTINI ALLA CORTE EUROPEA, BONDI NON SI VEDE PIU’, TREMONTI FA GITE IN TRENO PER STARE LONTANO DA BERLUSCONI. E INTANTO…..
La Banca centrale europea ha lanciato un doppio avvertimento in questi giorni: l’inflazione è di nuovo tornata a turbare le notti dei banchieri centrali e gli sforzi compiuti per tenere sotto controllo i conti pubblici non bastano, sarà necessario fare di più. Per un paese come l’Italia che ha un enorme debito pubblico non sono notizie tranquillizzanti (l’aumento dei tassi di interesse sul debito farebbe crescere in modo inquietante la spesa pubblica e la necessità di intervenire significherebbe nuovi tagli, o nuove tasse).
Il governo però pensa ad altro. Il ministro degli Esteri Franco Frattini pensa a ricorrere alla Corte europea per i diritti dell’uomo se Berlusconi venisse sottoposto a processo (ma molti sperano che lo faccia davvero perché sarebbe un boomerang, tanto che presso quella stessa corte pende una denuncia presentata dal finanziere internazionale George Soros contro i limiti alla libertà di informazione in Italia). Il ministro dei beni culturali, Sandro Bondi, non va al lavoro da mesi. Il ministro dell’Economia, pur di non condividere la storia di Berlusconi sta facendo un viaggio in treno nel Sud, affermando di aver scoperto così che i treni non funzionano bene nel Mezzogiorno. E intanto aumenta il biglietto di ingresso nei cinema, e lo stesso Tremonti sta organizzando nuove iniziative sul patrimonio pubblico dopo la deludente e contestata esperienza delle cartolarizzazioni (l’unificazione dell’agenzia del Demanio con Fintecna e con Patrimonio Spa).
3. LE OPPOSIZIONI FANNO QUADRATO. FLI A CONGRESSO. LE MANIFESTAZIONI IN PIAZZA DELLE DONNE. IL PD RACCOGLIE LE FIRME PER LE STRADE E SUL PROGRAMMA LANCIA L’ ALLEANZA PER SUPERARE IL BERLUSCONISMO.
Di fronte a un contesto così drammatico, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ieri ha rilanciato la necessità di tenere unito il fronte delle opposizioni per preparare il superamento del berlusconismo. Il Pd ha messo a punto proposte programmatiche capaci di lanciare la riscossa del paese. Ed è il pilastro attorno al quale sarebbe possibile costruire un’alternativa per la ricostruzione del paese. L’Italia deve uscire
dalla palude in cui l’ha ficcata il governo della destra. Con una iniziativa delle forze politiche dell’opposizione o con il voto.
Gli stessi partiti ma anche la società civile si stanno mobilitando per far sentire la propria presenza anche nelle piazze. Molto importanti sono le manifestazioni indette oggi dalla Cisl per lavoro, salario, fisco. Straordinaria è la mobilitazione del mondo femminile per le manifestazioni che in tutta Italia si svolgeranno domenica 13 febbraio, alle quali parteciperanno moltissimi dirigenti e militanti del Pd. Il partito sta raccogliendo milioni di firme per le dimissioni di Berlusconi: “Siamo a buon punto, ce la faremo a cogliere l’obiettivo dei dieci milioni per i primi giorni di marzo. Per domenica per esempio organizzeremo tremila gazebo in tutta Italia” ha detto ieri il responsabile dell’organizzazione del Pd, Nico Stumpo. E già Articolo21, il popolo viola e altre organizzazioni si preparano a scendere in piazza con la costituzione, la bandiera e l’inno di Mameli il 5 di marzo.
4. 17 MARZO APERTURA, CHIUSURA, FESTA , LAVORO: LA VERITA’ E’ CHE SI VUOLE CONTESTARE LA FESTA PER L’ITALIA UNITA.
Tutte le polemiche e i distingue sulla festa del 17 marzo, giorno in cui si festeggia l’unità di Italia, hanno un solo scopo: l’ha reso chiaro oggi il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi): “Inutile festeggiare una nazione che non esiste”.
5. IL FARAONE MUBARAK GELA IL SUO POPOLO. E RESTA AL SUO POSTO.
Mubarak non si è dimesso come attendeva il popolo egiziano. L’esercito presidia il territorio. E tutto ciò significa una sola cosa: la transizione in Egitto sarà lunga, lacerante, complicata e senza un esito preordinato. Tutto è ancora in gioco. E da ciò che accadrà in Egitto dipenderà anche molto di quanto accadrà negli altri paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.
Oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, vedrà il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La convocazione al Quirinale è arrivata al termine di una giornata convulsa, scandita dalle dichiarazioni gravissime di Berlusconi: golpe morale (per la prima volta teme di non poter sfuggire al confronto vero con la magistratura) , il giudice vero è il popolo (cioè chi è eletto non deve rispondere alla magistratura), insomma tutto l’armamentario antiregole che Silvio Berlusconi ha sempre messo in campo dal punto di vista ideologico, ma che adesso vorrebbe anche trasformare in realtà concreta, in costituzione materiale. “parole eversive” ha detto il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. E sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Pier Ferdinando Casini.
Nemmeno il presidente Napolitano riuscirà tuttavia a fermare la strategia di Berlusconi. Entro lunedì il giudice per le indagini preliminari di Milano deciderà se sottoporlo con rito immediato al processo per prostituzione minorile e concussione. I legali di Berlusconi solleveranno, se si andasse a processo, conflitto di attribuzione e porteranno il caso alla Corte Costituzionale (accusata ieri da Berlusconi, a titolo di intimidazione preventiva, di essere un covo di comunisti). Prima del giudizio della Corte passeranno almeno un paio di mesi. E Berlusconi non intende precipitare ancora di più nei sondaggi, restando appeso ad accuse così infamanti e che non riesce a scrollarsi di dosso, perché i racconti che emergono dalle intercettazioni sono troppo evidenti.
Da qui la strategia del polverone e della paura. Ieri il presidente del Consiglio, facendo materializzare il conflitto di interessi, ha convocato a palazzo Grazioli tutti i direttori delle sue aziende editoriali, televisive e della carta stampata. Ne scaturirà la diffusione a tappeto del verbo berlusconiano, sia per quanto riguarda la “narrazione” di ciò che è accaduto, sia per quanto riguarda le regole (il re è sacro non può essere messo in discussione), sia per quanto riguarda il trattamento (bastone e carota) da riservare a nemici e amici troppo tiepidi. L’obiettivo è che i cittadini-spettatori non ci capiscano più nulla. Un polverone. E però si sentano anche intimiditi dai toni, dalle accuse, dall’atteggiamento minaccioso, dai poteri messi in campo (Su l’Espresso, in un articolo in cui si parla anche delle effrazioni nei locali del Gip di Milano, oggi si dice
che Lele Mora, Emilio Fede ed altri hanno saputo per tempo di essere intercettati) . La prima manifestazione di questa strategia è stata l’intervista rilasciata a Giuliano Ferrara de Il Foglio, che a sua volta è stato intervistato per 6 minuti dal solerte Tg1 di Augusto Minzolini (in pratica un videomessaggio di Berlusconi per interposta persona, non sopportando il premier di essere sottoposto a domande). Massimo Giannini su La Repubblica ha scritto sulla riunione di palazzo Grazioli un lungo articolo intitolato Il gruppo Delta
2. L’EUROPA AVVERTE: INFLAZIONE TROPPO ALTA E NECESSITA’ DI MANOVRE. MA IL GOVERNO PENSA AD ALTRO: FRATTINI ALLA CORTE EUROPEA, BONDI NON SI VEDE PIU’, TREMONTI FA GITE IN TRENO PER STARE LONTANO DA BERLUSCONI. E INTANTO…..
La Banca centrale europea ha lanciato un doppio avvertimento in questi giorni: l’inflazione è di nuovo tornata a turbare le notti dei banchieri centrali e gli sforzi compiuti per tenere sotto controllo i conti pubblici non bastano, sarà necessario fare di più. Per un paese come l’Italia che ha un enorme debito pubblico non sono notizie tranquillizzanti (l’aumento dei tassi di interesse sul debito farebbe crescere in modo inquietante la spesa pubblica e la necessità di intervenire significherebbe nuovi tagli, o nuove tasse).
Il governo però pensa ad altro. Il ministro degli Esteri Franco Frattini pensa a ricorrere alla Corte europea per i diritti dell’uomo se Berlusconi venisse sottoposto a processo (ma molti sperano che lo faccia davvero perché sarebbe un boomerang, tanto che presso quella stessa corte pende una denuncia presentata dal finanziere internazionale George Soros contro i limiti alla libertà di informazione in Italia). Il ministro dei beni culturali, Sandro Bondi, non va al lavoro da mesi. Il ministro dell’Economia, pur di non condividere la storia di Berlusconi sta facendo un viaggio in treno nel Sud, affermando di aver scoperto così che i treni non funzionano bene nel Mezzogiorno. E intanto aumenta il biglietto di ingresso nei cinema, e lo stesso Tremonti sta organizzando nuove iniziative sul patrimonio pubblico dopo la deludente e contestata esperienza delle cartolarizzazioni (l’unificazione dell’agenzia del Demanio con Fintecna e con Patrimonio Spa).
3. LE OPPOSIZIONI FANNO QUADRATO. FLI A CONGRESSO. LE MANIFESTAZIONI IN PIAZZA DELLE DONNE. IL PD RACCOGLIE LE FIRME PER LE STRADE E SUL PROGRAMMA LANCIA L’ ALLEANZA PER SUPERARE IL BERLUSCONISMO.
Di fronte a un contesto così drammatico, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ieri ha rilanciato la necessità di tenere unito il fronte delle opposizioni per preparare il superamento del berlusconismo. Il Pd ha messo a punto proposte programmatiche capaci di lanciare la riscossa del paese. Ed è il pilastro attorno al quale sarebbe possibile costruire un’alternativa per la ricostruzione del paese. L’Italia deve uscire
dalla palude in cui l’ha ficcata il governo della destra. Con una iniziativa delle forze politiche dell’opposizione o con il voto.
Gli stessi partiti ma anche la società civile si stanno mobilitando per far sentire la propria presenza anche nelle piazze. Molto importanti sono le manifestazioni indette oggi dalla Cisl per lavoro, salario, fisco. Straordinaria è la mobilitazione del mondo femminile per le manifestazioni che in tutta Italia si svolgeranno domenica 13 febbraio, alle quali parteciperanno moltissimi dirigenti e militanti del Pd. Il partito sta raccogliendo milioni di firme per le dimissioni di Berlusconi: “Siamo a buon punto, ce la faremo a cogliere l’obiettivo dei dieci milioni per i primi giorni di marzo. Per domenica per esempio organizzeremo tremila gazebo in tutta Italia” ha detto ieri il responsabile dell’organizzazione del Pd, Nico Stumpo. E già Articolo21, il popolo viola e altre organizzazioni si preparano a scendere in piazza con la costituzione, la bandiera e l’inno di Mameli il 5 di marzo.
4. 17 MARZO APERTURA, CHIUSURA, FESTA , LAVORO: LA VERITA’ E’ CHE SI VUOLE CONTESTARE LA FESTA PER L’ITALIA UNITA.
Tutte le polemiche e i distingue sulla festa del 17 marzo, giorno in cui si festeggia l’unità di Italia, hanno un solo scopo: l’ha reso chiaro oggi il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi): “Inutile festeggiare una nazione che non esiste”.
5. IL FARAONE MUBARAK GELA IL SUO POPOLO. E RESTA AL SUO POSTO.
Mubarak non si è dimesso come attendeva il popolo egiziano. L’esercito presidia il territorio. E tutto ciò significa una sola cosa: la transizione in Egitto sarà lunga, lacerante, complicata e senza un esito preordinato. Tutto è ancora in gioco. E da ciò che accadrà in Egitto dipenderà anche molto di quanto accadrà negli altri paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.
giovedì 10 febbraio 2011
10 spunti di riflessione da "La nota del mattino" del Partito Democratico Nazionale
1. BERLUSCONI NON E’ RIUSCITO A IMPEDIRE CHE LA PROCURA DI MILANO CHIEDESSE IL PROCESSO IMMEDIATO. LA PROCURA DI NAPOLI INDAGA SU RAPPORTI TRA ALCUNE DONNE CONOSCIUTE DAL CAVALIERE E LA CAMORRA. LA SCOSSA ALL’ECONOMIA COME ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA HA FATTO FLOP. IL TENTATIVO DI DEPOTENZIARE LA MANIFESTAZIONE DELLE DONNE E’ FALLITO. I SONDAGGI VANNO MALE. E A BERLUSCONI, CHIUSO NEL BUNKER DI PALAZZO GRAZIOLI, E’ RIMASTA SOLO LA MINACCIA.
Entro lunedì il Giudice per le indagini preliminari stabilirà se le prove accumulate dalla Procura della Repubblica di Milano per i reati di concussione e prostituzione minorile nei confronti di Silvio Berlusconi giustificano o no il procedimento per direttissima.
Il presidente del Consiglio ha tentato in ogni modo di evitare questo passaggio. Ma non c’è riuscito. E mentre ancora bruciava lo smacco di non aver potuto evitare il confronto con i magistrati, le indagini della Procura della Repubblica di Napoli hanno aperto un nuovo fronte, accendendo i riflettori sui rapporti con la camorra di alcune giovani donne che sono entrate in contatto con il presidente del Consiglio.
La reazione di Berlusconi è stata rabbiosa. Ieri ha riunito i maggiorenti del Popolo delle libertà nella sua residenza privata a Roma. E dalla riunione ha lasciato trapelare come una minaccia che presenterà subito, oltre alla ripresa della discussione sul processo breve, e cioè le norme che potrebbero cancellare oltre a migliaia di processi anche i procedimenti che lo attendono per la corruzione in atti giudiziari (Mills) e per i diritti tv (Mediatrade), un decreto destinato a impedire gran parte delle intercettazioni. Da Palazzo Grazioli è perfino trapelata l’intenzione di andare già oggi da Napolitano a presentare queste norme sulle intercettazioni, intenzione gelata sul nascere da un comunicato del Quirinale sull’assenza di appuntamenti con il presidente del Consiglio.
2. NEMMENO LA PROPAGANDA RIESCE A MONTARE LA SCOSSA CHE DOVEVA DISTRARRE L’ATTENZIONE DEGLI ITALIANI. LO STRATEGA FERRARA FA UNA BRUTTA FIGURA. TREMONTI SI DILEGUA. E PERFINO LA CONFINDUSTRIA STORCE IL NASO.
Ieri mattina riunione in pompa magna del Consiglio dei ministri. All’ordine del giorno la famosa scossa all’economia, inventata da Giuliano Ferrara per dimostrare che Silvio Berlusconi pensa al paese, non alle sue notti brave. Alla conferenza stampa si presentano in sette. La ricetta che illustrano sembra il lievito del panettone. Man mano che gli esperti vanno a verificare di che si tratta scoprono, nell’ordine: la riforma
dell’articolo 41 (e non solo) della Costituzione dovrà seguire l’iter previsto per le riforme costituzionali (da un anno a un anno e mezzo di lavori parlamentari); la revisione degli incentivi, come molti altri provvedimenti, è stata solo esaminata e comunque se ne prevede l’entrata in vigore nel 2012; il ministro Paolo Romani presenta il primo (dice lui) investimento sulla banda larga, parlando di migliaia di posti di lavoro, di infrastrutture e quant’altro: in realtà, si tratta di 100 milioni di euro da investire nel superamento del cosiddetto digital divide, rimediati all’ultimo momento (il governo Prodi ne aveva appostati 800, ma sono stati usati per altri scopi). La banda larga non c’entra nulla. Per farla tutti gli esperti sanno che bisognerà investire da 10 a 15 miliardi di euro. Tremonti, appena fatta una breve prolusione sull’articolo 41 si dilegua, consapevole del flop. Solo i Tg di proprietà e quelli della Rai occupati dai fedeli del premier continuano a parlare di scossa. La Confindustria, da tempo sostenitrice del governo di Berlusconi, non riesce a mentire sulla pochezza della prova. E così la furba strategia di Giuliano Ferrara finisce in un flop.
3. IL PD FA VEDERE COME SI FA: PRESENTA 34 PROPOSTE DI LIBERALIZZAZIONE CHE SI POSSONO DECIDERE SUBITO.
Un’ora dopo la fine del Consiglio dei ministri e della conseguente conferenza stampa, il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, presenta alla stampa 34 proposte di liberalizzazioni che si possono fare subito senza attendere la revisione dell’articolo 41 della Costituzione, ricorda le liberalizzazione già fatte (da Bersani) e in vigore, dalla portabilità dei mutui al venir meno delle commissioni trattenute dalle compagnie telefoniche sulle ricariche delle carte prepagate (solo questo ha fatto risparmiare agli italiani 1,9 miliardi di euro l’anno), ma anche le liberalizzazioni introdotte dal centrosinistra e che il governo della destra ha cancellato.
Quanto al valore della scossa decisa dal Consiglio dei ministri, Bersani è stato chiaro: “altro che scossa, è un solletico. Se riuscisse davvero a far muovere dell’1,5 per cento il Prodotto interno lordo come ha detto Berlusconi, mi metto il saio e vado in pellegrinaggio”. Sul sito del partito democratico si possono vedere le 34 proposte di liberalizzazione e tutti sono invitati a fare proposte di modifica o di altre iniziative da prendere in base alla propria esperienza personale.
4. FEDERALISMO. BOSSI VEDE NAPOLITANO E TRACCIA UNA ROTTA MENO CONFLITTUALE DI QUELLA IPOTIZZATA DA BERLUSCONI.
Umberto Bossi non ha seguito Berlusconi sulla strada della guerra totale. Ieri è salito al Quirinale insieme al ministro Roberto Calderoli e con Napolitano hanno parlato di come affrontare il dibattito parlamentare sui decreti di attuazione della legge delega sul federalismo. Alla luce degli incontri è possibile che la decisione di fare una prova di forza, presentando una mozione alla Camere e ponendo la questione di fiducia, sia rimessa in discussione all’interno della maggioranza.
5. DOMANI FINI RIDEFINISCE LA MISSIONE DI FLI.
Assemblea congressuale domani a Milano per Fli. Dopo gli avvenimenti di questi ultimi mesi e l’avvio dell’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini dovrà indicare quali prospettive intende perseguire il movimento e con quali obiettivi politici.
6. LA BATTAGLIA CAMPALE DELLA DESTRA PER DEPOTENZIARE LA FORMIDABILE CARICA DELLA MANIFESTAZIONE DELLE DONNE.
La manifestazione delle donne del 13 febbraio, organizzata da associazioni, singole rappresentanti del mondo della cultura, dello spettacolo, del giornalismo e anche della politica, fa una paura da matti al centrodestra. Al punto da far scendere in campo molte rappresentati dei partiti di centrodestra a mischiare le carte del dibattito pubblico in vista della manifestazione, nel tentativo di dividere il fronte e depotenziare la carica della manifestazione. Nonostante gli sforzi, il tentativo non è riuscito. La manifestazione si farà e sarà straordinaria. In tutta Italia.
7. OGNI GIORNO SI SCOPRE QUALCHE PASTICCIO COMBINATO DAL GOVERNO.
La Corte costituzionale ha bocciato la legge secondo la quale gli insegnanti che cambiavano provincia perdevano i punti accumulati in graduatoria, norma ovviamente voluta dalla Lega Nord. Ora, però, in base a quel provvedimento sono già stati inseriti in ruolo molti insegnanti. E bisognerà rimediare. Un pasticcio dietro l’altro.
Con un emendamento del Pd al cosiddetto milleproroghe, testo all’esame del Senato e che comprende di tutto, è stato tolto lo stop immediato al ricorso alla magistratura da parte dei lavoratori precari nei confronti dei propri datori per violazioni delle norme, stop inserito nel cosiddetto collegato sul lavoro dal governo. Il limite è stato spostato alla fine del 2011.
8. I SONDAGGI SOTTERRANO IL CAVALIERE E PREMIANO IL CENTROSINISTRA. MA PIU’ DEL 40 PER CENTO DICHIARA DI NON VOLER VOTARE.
La Repubblica: “Berlusconi contro Bersani? Vince Bersani. Berlusconi contro Casini? Vince Casini. Berlusconi contro Vendola? Vince Vendola. La premessa è che «si tratta di simulazioni». Ma i sondaggi effettuati da Ipsos e illustrati due giorni fa da Nando Pagnoncelli a Ballarò, raccontano una situazione in evoluzione”…” Bersani-Berlusconi finirebbe 43% a 33%; Casini-Berlusconi 45% a 32%; e nello scontro a tre Vendola-Berlusconi-Casini prevarrebbe il primo col 32%, poi 31% al secondo e 21% al terzo. Circa un quarto degli intervistati, però, nel caso di scelta secca preferisce non decidere. Nella simulazione sulle coalizioni, poi, il centrodestra perderebbe (fermo al 38,7%) sia se in campo ci fossero Centrosinistra (41%) e Centro (17,8%) sia in caso di una coalizione di tutti contro Berlusconi (51,3% contro 44,2%)”.
9. MARIO DRAGHI HA UN CONCORRENTE IN MENO PER IL POSTO DI PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA, MA L’ITALIA DEL BUNGA BUNGA E’ PIOMBO AI SUOI PIEDI.
Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, non dovrà vedersela con il tedesco Axel Weber per la corsa alla presidenza della Bce. Weber ha deciso di accettare un incarico alla Deutsche Bank. Ma la corsa di Draghi rischia di essere impiombata dal bunga bunga: per quanto Draghi sia stimato come tecnico e come persona, un’Italia poco credibile all’estero Può non avere la forza per conquistare una posizione di così forte rilievo internazionale.
10. MENTRE L’ITALIA PENSA ALLE SCOSSE FINTE, NEL MONDO CI SONO LE SCOSSE VERE, COME LA FUSIONE DELLE BORSE (CHE RIGUARDA ANCHE MILANO) E L’INFLAZIONE CHE FA PAURA.
Accordo raggiunto tra Lse, il gruppo che gestisce il mercato finanziario di Londra e di Milano, e la canadese Tmx, società cui fa capo il listino di Toronto. Matrimonio ancora da celebrare ma quasi fatto anche tra Wall Street, ossia il Nyse già alleato con il circuito Euronext (borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona), e la Borsa di Francoforte, la Deutsche Boerse. Sembrano avvenimenti lontani, distanti, ma non è così. Qualsiasi azienda italiana, piccola o grande, che volesse quotarsi dovrà fare i conti con questi giganti planetari.
In Cina è grande la preoccupazione delle autorità per l’aumento dei prezzi provocato dall’andamento molto positivo dell’economia. Anche questo sembra un avvenimento lontano, ma non lo è: tutti i paesi più industrializzati hanno acceso i riflettori sull’andamento dei prezzi, perché dalla Cina potrebbe partire un contagio destinato a coinvolgere tutti.
Entro lunedì il Giudice per le indagini preliminari stabilirà se le prove accumulate dalla Procura della Repubblica di Milano per i reati di concussione e prostituzione minorile nei confronti di Silvio Berlusconi giustificano o no il procedimento per direttissima.
Il presidente del Consiglio ha tentato in ogni modo di evitare questo passaggio. Ma non c’è riuscito. E mentre ancora bruciava lo smacco di non aver potuto evitare il confronto con i magistrati, le indagini della Procura della Repubblica di Napoli hanno aperto un nuovo fronte, accendendo i riflettori sui rapporti con la camorra di alcune giovani donne che sono entrate in contatto con il presidente del Consiglio.
La reazione di Berlusconi è stata rabbiosa. Ieri ha riunito i maggiorenti del Popolo delle libertà nella sua residenza privata a Roma. E dalla riunione ha lasciato trapelare come una minaccia che presenterà subito, oltre alla ripresa della discussione sul processo breve, e cioè le norme che potrebbero cancellare oltre a migliaia di processi anche i procedimenti che lo attendono per la corruzione in atti giudiziari (Mills) e per i diritti tv (Mediatrade), un decreto destinato a impedire gran parte delle intercettazioni. Da Palazzo Grazioli è perfino trapelata l’intenzione di andare già oggi da Napolitano a presentare queste norme sulle intercettazioni, intenzione gelata sul nascere da un comunicato del Quirinale sull’assenza di appuntamenti con il presidente del Consiglio.
2. NEMMENO LA PROPAGANDA RIESCE A MONTARE LA SCOSSA CHE DOVEVA DISTRARRE L’ATTENZIONE DEGLI ITALIANI. LO STRATEGA FERRARA FA UNA BRUTTA FIGURA. TREMONTI SI DILEGUA. E PERFINO LA CONFINDUSTRIA STORCE IL NASO.
Ieri mattina riunione in pompa magna del Consiglio dei ministri. All’ordine del giorno la famosa scossa all’economia, inventata da Giuliano Ferrara per dimostrare che Silvio Berlusconi pensa al paese, non alle sue notti brave. Alla conferenza stampa si presentano in sette. La ricetta che illustrano sembra il lievito del panettone. Man mano che gli esperti vanno a verificare di che si tratta scoprono, nell’ordine: la riforma
dell’articolo 41 (e non solo) della Costituzione dovrà seguire l’iter previsto per le riforme costituzionali (da un anno a un anno e mezzo di lavori parlamentari); la revisione degli incentivi, come molti altri provvedimenti, è stata solo esaminata e comunque se ne prevede l’entrata in vigore nel 2012; il ministro Paolo Romani presenta il primo (dice lui) investimento sulla banda larga, parlando di migliaia di posti di lavoro, di infrastrutture e quant’altro: in realtà, si tratta di 100 milioni di euro da investire nel superamento del cosiddetto digital divide, rimediati all’ultimo momento (il governo Prodi ne aveva appostati 800, ma sono stati usati per altri scopi). La banda larga non c’entra nulla. Per farla tutti gli esperti sanno che bisognerà investire da 10 a 15 miliardi di euro. Tremonti, appena fatta una breve prolusione sull’articolo 41 si dilegua, consapevole del flop. Solo i Tg di proprietà e quelli della Rai occupati dai fedeli del premier continuano a parlare di scossa. La Confindustria, da tempo sostenitrice del governo di Berlusconi, non riesce a mentire sulla pochezza della prova. E così la furba strategia di Giuliano Ferrara finisce in un flop.
3. IL PD FA VEDERE COME SI FA: PRESENTA 34 PROPOSTE DI LIBERALIZZAZIONE CHE SI POSSONO DECIDERE SUBITO.
Un’ora dopo la fine del Consiglio dei ministri e della conseguente conferenza stampa, il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, presenta alla stampa 34 proposte di liberalizzazioni che si possono fare subito senza attendere la revisione dell’articolo 41 della Costituzione, ricorda le liberalizzazione già fatte (da Bersani) e in vigore, dalla portabilità dei mutui al venir meno delle commissioni trattenute dalle compagnie telefoniche sulle ricariche delle carte prepagate (solo questo ha fatto risparmiare agli italiani 1,9 miliardi di euro l’anno), ma anche le liberalizzazioni introdotte dal centrosinistra e che il governo della destra ha cancellato.
Quanto al valore della scossa decisa dal Consiglio dei ministri, Bersani è stato chiaro: “altro che scossa, è un solletico. Se riuscisse davvero a far muovere dell’1,5 per cento il Prodotto interno lordo come ha detto Berlusconi, mi metto il saio e vado in pellegrinaggio”. Sul sito del partito democratico si possono vedere le 34 proposte di liberalizzazione e tutti sono invitati a fare proposte di modifica o di altre iniziative da prendere in base alla propria esperienza personale.
4. FEDERALISMO. BOSSI VEDE NAPOLITANO E TRACCIA UNA ROTTA MENO CONFLITTUALE DI QUELLA IPOTIZZATA DA BERLUSCONI.
Umberto Bossi non ha seguito Berlusconi sulla strada della guerra totale. Ieri è salito al Quirinale insieme al ministro Roberto Calderoli e con Napolitano hanno parlato di come affrontare il dibattito parlamentare sui decreti di attuazione della legge delega sul federalismo. Alla luce degli incontri è possibile che la decisione di fare una prova di forza, presentando una mozione alla Camere e ponendo la questione di fiducia, sia rimessa in discussione all’interno della maggioranza.
5. DOMANI FINI RIDEFINISCE LA MISSIONE DI FLI.
Assemblea congressuale domani a Milano per Fli. Dopo gli avvenimenti di questi ultimi mesi e l’avvio dell’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini dovrà indicare quali prospettive intende perseguire il movimento e con quali obiettivi politici.
6. LA BATTAGLIA CAMPALE DELLA DESTRA PER DEPOTENZIARE LA FORMIDABILE CARICA DELLA MANIFESTAZIONE DELLE DONNE.
La manifestazione delle donne del 13 febbraio, organizzata da associazioni, singole rappresentanti del mondo della cultura, dello spettacolo, del giornalismo e anche della politica, fa una paura da matti al centrodestra. Al punto da far scendere in campo molte rappresentati dei partiti di centrodestra a mischiare le carte del dibattito pubblico in vista della manifestazione, nel tentativo di dividere il fronte e depotenziare la carica della manifestazione. Nonostante gli sforzi, il tentativo non è riuscito. La manifestazione si farà e sarà straordinaria. In tutta Italia.
7. OGNI GIORNO SI SCOPRE QUALCHE PASTICCIO COMBINATO DAL GOVERNO.
La Corte costituzionale ha bocciato la legge secondo la quale gli insegnanti che cambiavano provincia perdevano i punti accumulati in graduatoria, norma ovviamente voluta dalla Lega Nord. Ora, però, in base a quel provvedimento sono già stati inseriti in ruolo molti insegnanti. E bisognerà rimediare. Un pasticcio dietro l’altro.
Con un emendamento del Pd al cosiddetto milleproroghe, testo all’esame del Senato e che comprende di tutto, è stato tolto lo stop immediato al ricorso alla magistratura da parte dei lavoratori precari nei confronti dei propri datori per violazioni delle norme, stop inserito nel cosiddetto collegato sul lavoro dal governo. Il limite è stato spostato alla fine del 2011.
8. I SONDAGGI SOTTERRANO IL CAVALIERE E PREMIANO IL CENTROSINISTRA. MA PIU’ DEL 40 PER CENTO DICHIARA DI NON VOLER VOTARE.
La Repubblica: “Berlusconi contro Bersani? Vince Bersani. Berlusconi contro Casini? Vince Casini. Berlusconi contro Vendola? Vince Vendola. La premessa è che «si tratta di simulazioni». Ma i sondaggi effettuati da Ipsos e illustrati due giorni fa da Nando Pagnoncelli a Ballarò, raccontano una situazione in evoluzione”…” Bersani-Berlusconi finirebbe 43% a 33%; Casini-Berlusconi 45% a 32%; e nello scontro a tre Vendola-Berlusconi-Casini prevarrebbe il primo col 32%, poi 31% al secondo e 21% al terzo. Circa un quarto degli intervistati, però, nel caso di scelta secca preferisce non decidere. Nella simulazione sulle coalizioni, poi, il centrodestra perderebbe (fermo al 38,7%) sia se in campo ci fossero Centrosinistra (41%) e Centro (17,8%) sia in caso di una coalizione di tutti contro Berlusconi (51,3% contro 44,2%)”.
9. MARIO DRAGHI HA UN CONCORRENTE IN MENO PER IL POSTO DI PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA, MA L’ITALIA DEL BUNGA BUNGA E’ PIOMBO AI SUOI PIEDI.
Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, non dovrà vedersela con il tedesco Axel Weber per la corsa alla presidenza della Bce. Weber ha deciso di accettare un incarico alla Deutsche Bank. Ma la corsa di Draghi rischia di essere impiombata dal bunga bunga: per quanto Draghi sia stimato come tecnico e come persona, un’Italia poco credibile all’estero Può non avere la forza per conquistare una posizione di così forte rilievo internazionale.
10. MENTRE L’ITALIA PENSA ALLE SCOSSE FINTE, NEL MONDO CI SONO LE SCOSSE VERE, COME LA FUSIONE DELLE BORSE (CHE RIGUARDA ANCHE MILANO) E L’INFLAZIONE CHE FA PAURA.
Accordo raggiunto tra Lse, il gruppo che gestisce il mercato finanziario di Londra e di Milano, e la canadese Tmx, società cui fa capo il listino di Toronto. Matrimonio ancora da celebrare ma quasi fatto anche tra Wall Street, ossia il Nyse già alleato con il circuito Euronext (borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona), e la Borsa di Francoforte, la Deutsche Boerse. Sembrano avvenimenti lontani, distanti, ma non è così. Qualsiasi azienda italiana, piccola o grande, che volesse quotarsi dovrà fare i conti con questi giganti planetari.
In Cina è grande la preoccupazione delle autorità per l’aumento dei prezzi provocato dall’andamento molto positivo dell’economia. Anche questo sembra un avvenimento lontano, ma non lo è: tutti i paesi più industrializzati hanno acceso i riflettori sull’andamento dei prezzi, perché dalla Cina potrebbe partire un contagio destinato a coinvolgere tutti.
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