Proposte e
suggerimenti per una linea politica dei circoli PD sul
territorio
(Novembre 2014)
L'assemblea
per l'elezione del coordinatore dei circoli sul territorio del X Municipio
può diventare (con la buona volontà di tutti) l'occasione per un chiarimento
strutturale sul ruolo e l'attività dei circoli in presenza di fenomeni di
radicalismo politico e sociale che pervadono il territorio, il PD ed i circoli:
(occupazione del Municipio X,
tentazioni scissioniste, calo degli iscritti, etc.)
Tralasciamo
qui l’analisi dei macro problemi sui grandi temi che si dibattono a livello
nazionale dando per scontato che la nostra impellente necessità è trovare le
ragioni di un impegno civico e politico che possa tradursi in una linea chiara di impegno ed intervento sul
territorio che aggreghi il consenso intorno al PD (almeno sui temi locali),
consapevoli che le urgenze locali possono diventare una frana e travolgere
tutto e tutti alla faccia del 40,8 % conquistato alle europee.
Se
non si danno risposte convincenti e concrete il consenso conquistato si
dissolverà inevitabilmente una volta terminato (e già sta succedendo)
l'effetto e la novità elettorale,
basterà una pioggia più consistente delle altre per far crollare il castello di
poltrone (locali, comunali e più su) insieme alla speranza di poter cambiare
qualche cosa in questo Paese bloccato.
Ci sarà tempo, modo e volontà per discutere
dei grandi temi nazionali, adesso concentriamoci sui problemi del nostro
territorio dandoci una linea unitaria ed una struttura di coordinamento all'interno di un grande progetto di
cambiamento del funzionamento dei circoli aumentandone la capacità di controllo sui processi sociali (C.d.Q. Associazioni)
e politici (enti, aziende di
servizi, istituzioni).
Non c'è democrazia
senza controllo!
Quindi la prima
urgenza è quella del controllo
democratico.
Controllo
democratico sul funzionamento e sugli impegni del Municipio, sulle
municipalizzate che erogano servizi pubblici: ACEA – ATAC – AMA e perché no?
sul CBTAR, sul rispetto assoluto del piano regolatore e dei contratti di
servizio e troppe altre sarebbero le situazioni da controllare se ne avessimo le forze.
In
realtà le forze sono esigue ma possiamo creare una struttura che partendo dal
piccolo cresca man mano coinvolgendo tutte le persone di buona volontà partendo
dagli anziani pensionati attingendo non solo dagli iscritti al partito ma anche
dai C.d.Q. individuando le risorse, le informazioni e le competenze.
Una struttura così ideata:
Il
coordinatore municipale individua almeno una persona per ciascun circolo che si
occuperà dello studio in primis del contratto di servizio sia sotto l'aspetto
funzionale che quello ideativo, e poi verificherà sul territorio che i
parametri di qualità del servizio reso siano effettivamente adeguati, valutati
e pesati, raccogliendo tutte le informazioni utili (ad esempio, per capirci,
per quanto riguarda l'Atac girando sugli autobus parlando con il personale ed i
passeggeri, rilevando lo stato della pulizia, delle pensiline, delle
informazioni all'utenza, il rispetto degli orari di passaggio) insomma tutte
quelle informazioni che scaturiscono dall'applicazione del contratto di
servizio che provvederà poi a riportare sia al coordinatore municipale sia agli
altri circoli sia ai C.d.Q. e pubblicando sul sito del PD X i risultati.
E'
ovvio che gli enti e le aziende interessate sono diverse quindi diverse
dovranno essere le persone che si occuperanno della gestione dei contratti di
servizio (almeno 1 per contratto di servizio) magari partendo da un singolo
quartiere. C'è già stata una esperienza interessante nel circolo di Casalpalocco
rimasta purtroppo senza seguito perché non ci fu allora sufficiente sensibilità
da parte dei rappresentanti PD in Municipio, si potrà riprendere quell'esperienza
per capire bene come muoversi.
E'
anche ovvio che si dovrà necessariamente partire dal problema idrogeologico
ricercando i contratti e tutta la documentazione adatta da quella regionale
fino al CBTAR controllando sul territorio lo stato della situazione, rilevando
gli abusi, le modifiche ai canali e gli interventi di pulizia e manutenzione.
Sicuramente
qualcuno dirà che non è nostro compito questo genere di controlli, che non ne abbiamo
le forze, che ci accavalliamo con altre istituzioni ed enti. Ricordiamo a tutte
queste persone che almeno per gli ultimi dieci anni il controllo non c'è stato
e se c'è stato è stato inconcludente e sconosciuto quando non connivente e
criminale. Ai cittadini del X Municipio (anche se molti hanno peccati da farsi
perdonare) servono esempi innanzitutto
di presenza concreta di qualcuno che dimostri senso civico e amore per questo
territorio e poi di informazioni e resoconti sulle attività delle istituzioni e
delle aziende erogatrici di servizi e sull'attuazione dei programmi di recupero
del territorio ad una gestione più sicura,
più sana, più onesta più civica.
La
figura del coordinatore dovrà essere
autorevole ed autonoma dalle rappresentanze istituzionali del municipio (anche
dai nostri eletti del PD) intrattenendo un rapporto se necessario anche
conflittuale sul rispetto dei parametri dei contratti di servizio sapendo che attraverso questi passa il
livello di qualità della vita dei concittadini del X municipio, avrà rapporti
di lavoro e costruzione di proposte con i Circoli, i C.d.Q. per i nuovi
contratti di servizi quando gli attuali giungono a scadenza.
Ricordiamo
a tutti che i contratti di servizio sono pubblici (dovrebbero perché non si
riesce a trovarli in rete) e regolano la qualità e la quantità i tempi e le
modalità di erogazione del servizio (che può essere più o meno pubblico, più o
meno esteso) e la loro attuazione sul territorio scandisce il livello di qualità della vita. Prevedono anche
penalità verso gli erogatori del servizio in caso di non rispetto dei vincoli e
dei parametri del contratto.
E' quindi con la consapevolezza della grande
importanza dei contratti di servizio che si articola questa proposta
organizzativa e politica e se riusciremo a realizzarla (anche con il tempo
necessario ) potremo avere un futuro come partito ma anche e soprattutto come
cittadini di questo territorio stupendo ma anche fragile, nel caso contrario il
declino sarà inevitabile con il ritorno sulla scena di altri Berlusconi o altri
populisti e forse di altri allagamenti, danni, incuria e quant'altro il non
civismo porta con sé.
Circolo
PD Axa-Casalpalocco
*****
All’indomani delle elezioni politiche e regionali e con un traguardo ormai prossimo di elezione del Sindaco e di rinnovo dei Consigli Comunale e Municipali delle nostra città, il Circolo Pd Casalpalocco Axa ha ritenuto necessario condividere pubblicamente alcuni elementi di riflessione riguardo all’esito del voto e alla valutazione della strategia politica messa in atto dal partito.
Ribadiamo la totale condivisione del progetto originario del Partito Democratico. Crediamo che la sua esistenza sia essenziale per la democrazia, la vita e lo sviluppo del nostro paese. Nel corso degli ultimi anni l’azione di tutti noi è stata ispirata all’obiettivo principale di progettare seriamente e in modo convincente il futuro dell’Italia e le recenti elezioni politiche avrebbero dovuto rappresentare il traguardo di tale obiettivo. Attraverso la nostra affermazione il progetto avrebbe trovato la sua realizzazione ed invece, come ha detto Bersani: ”Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto……”
E’ nostro dovere analizzare con coraggio la situazione che si è determinata. In caso contrario ne andrebbe tragicamente di mezzo anche il futuro del governo di Roma!
Dalla lettura del risultato elettorale fatta dall’istituto Cattaneo emerge che il PD su scala nazionale ha perso, rispetto alle precedenti elezioni politiche, 3.400.000 voti, una contrazione pari al 28% e, ancora, l’analisi del flusso del voto indica che la maggior parte dei voti perduti dal Pd è confluita nel M5S. In politica se si lascia libero un campo qualcun altro lo occupa! Così, mentre eravamo così tanto preoccupati di “smacchiare il giaguaro”, abbiamo lasciato un campo sconfinato al M5S. Il messaggio è fin troppo chiaro: da un lato non siamo stati capaci di intercettare i mutamenti culturali, politici, sociali del paese; ovvero, li abbiamo individuati, enunciati ma non tradotti in proposte politiche credibili. E al meglio, laddove proposte ce ne sono state, non siamo stati capaci di comunicarle. Sappiamo parlare, certo. Ma comunicare?
Troppo spesso abbiamo scelto una platea consona e amica e ci siamo rivolti a noi stessi senza comunicare con coloro i quali avremmo dovuto convincere. Ci siamo autocelebrati. L’autoreferenzialità della nostra comunicazione può essere esemplificata nella metafora della giornata di chiusura della campagna elettorale con Bersani che parla nel chiuso di un teatro ai sui e Grillo che parla, invece, alla disperazione e alla rabbia della gente da Piazza San Giovanni! La Piazza simbolo delle battaglie della sinistra, la piazza del primo maggio!
Ora comunque ci troviamo di fronte al problema di consegnare un governo al paese, almeno di provarci. Non esistevano soluzioni facili e la decisione, evidentemente, dopo il voto pressoché unanime della direzione riunitasi lo scorso 6 marzo, è stata presa.
Otto punti per un Governo di cambiamento e nessuna alleanza preconfezionata. Un governo di minoranza perché - dice Bersani "Tocca a noi fare una proposta…..è un dovere di responsabilità per il Pd dire attraverso quale via può essere avviata la legislatura e dare governabilità al Paese……. bisogna che teniamo gli occhi fissi sul drammatico passaggio di questa vita nazionale che vede, da un lato, un paese in crisi profonda con una recessione drammatica e l'economia reale che preoccupa, dall'altro una situazione non più elettorale, ma parlamentare…. Di qui la nostra proposta: che non è una pretesa, ma un dovere. Un dovere e una responsabilità. Noi siamo per la responsabilità e il cambiamento".
E questo, dopo quello della comunicazione dell’autoreferenzialità, è un altro punto : il cambiamento!
Come abbiamo declinato fin qui il cambiamento? Abbiamo preso davvero posizioni nuove, forse meno prudenti, ma più leggibili da parte di tutti? Abbiamo osato, rischiato e dato davvero un segno profondo di discontinuità rispetto al passato? No, proprio no! Ancora una volta, abbiamo annunciato un cammino di rinnovamento ma poi, per costituire la futura classe politica, ci siamo ancora una volta riferiti a vecchie logiche di spartizioni e di alleanze tra correnti. Diciamo con coraggio ciò che è accaduto. La composizione delle liste dei nostri parlamentari è passata attraverso logiche di partito tutt’altro che nuove. E la responsabilità è del partito tutto i cui dirigenti, così impegnati in guerre interne, anziché individuare nel partito il luogo stesso in cui “elaborare concetti forti, visioni chiare del Paese, parole d’ordine in grado di garantire visibilità” (Maltese) lo hanno trasformato in tanti comitati elettorali quante sono le correnti al suo interno: individuando i criteri di scelta dei candidati sulla base di accordi trasversali e imponendo rendite di posizione in base al peso dei “loro pacchetti di voto”. Le primarie potevano essere un segnale nuovo, ma non nel modo in cui sono state progettate! Basti dire che sono state il luogo in cui si sono rifugiati i consiglieri della Regione Lazio che si era detto, all’indomani dello scandalo dei rimborsi ai partiti, non avrebbero più dovuto candidarsi!
Insomma, ben poco si è visto di quel cambiamento evocato: volti nuovi forse, ma vecchi contenuti. E non abbiamo avuto scampo, l’elettore lo ha capito, siamo stati percepiti come un partito poco innovativo e come una guida inadeguata per il Paese perché ancora strenuamente impegnata ad auto-preservarsi anziché slanciarsi in trasformazioni in grado di intercettare voti oltre i propri confini naturali, neppure quando tutto un sistema intorno stava crollando.
A questo punto l’obiezione potrebbe essere: ma Zingaretti e la Regione Lazio ci hanno consegnato tutt’altra situazione! Quel percorso è stato infatti l’altra faccia della stessa medaglia. Lì il programma c’era, e c’era anche una garanzia di buon governo della provincia che Zingaretti ha portato con sé. Ma sarebbe un fatale errore trasferire per osmosi questo modello di “leaderizzazione” anche per le elezioni comunale e municipale per le quali si è deciso di passare invece attraverso le primarie.
Per riprendersi Roma il Pd deve proporre un programma politico forte a partire dal partito, non delegare la proposta di programmare il futuro della città a questo o a quel candidato che poi magari decide anche la lista dei suoi consiglieri e con chi allearsi. A Roma serve un partito che passi attraverso i circoli, quelli veri, quelli dentro cui si discute, si fa politica e si intercettano le istanze dei cittadini. Cittadini, appunto e non elettori e basta!
Se il partito democratico di Roma si aprisse immediatamente a questo ascolto, non avrebbe bisogno di ricostruire un legame con la città perché lì dentro già c’è, ancora e nonostante tutto! Ma se la scelta del partito romano sarà ancora quella di passare per la spartizione correntizia dei territori e dei relativi candidati anziché da criteri di progettualità politica frutto della radicata, qualificata e libera rappresentanza, allora prepariamoci ad una sconfitta ancor più netta.
Roma è città complessa e tesserne la trama del governo significa saper non solo intercettare le istanze comuni, ma anche abbattere quel muro di indifferente distacco che i romani da sempre - e oggi più che mai - coltivano nei confronti delle istituzioni. Compito dei circoli è quello di creare questo canale di comunicazione tra cittadini ed partito. Ma noi ci aspettiamo che il partito romano tutto – e al di sopra delle parti- diriga questo processo di costruzione di una proposta per Roma e, solo dopo, solo attraverso la coniugazione tra tale progetto e l’impegno a rispettarlo per conto del partito, ne individui i possibili candidati a governarlo. Allora sì le primarie avranno un senso.
Alla luce di quanto affermato sin qui, il nostro circolo chiede che nell’idea di cambiamento evocata da Bersani passino anche le scelte operate sui territori. Che queste scelte si esplichino da subito attraverso passaggi concreti.
Nel caso del XIII Municipio la base percepisce con disagio l’assenza di un governo del territorio la cui realizzazione viene delegata all’azione dei singoli. Ora più che mai è necessario intervenire con un progetto unitario di governo del municipio e la proposta di cambiamento deve passare attraverso segnali forti di discontinuità. Una fra le tante proposte formulate nelle riunioni del Circolo è quella della non cumulabilità delle cariche anche in ambito municipale, sulla quale speriamo si apra presto un dibattito serio.
In quest’ottica, la richiesta di dimissioni al Presidente Vizzani che da tempo non detiene più la maggioranza del Consiglio è scelta forse di per sé non risolutiva ma che restituirebbe dignità, contenuto e credibilità al messaggio politico che dobbiamo comunicare.
E’ anacronistico e non più accettabile consentire che il valore politico della rappresentanza locale sia misurato con il metro del potere degli “schieramenti” e non del contenuto di proposta politica e della progettualità che incarna.
Il segnale che ci hanno voluto dare gli elettori del XIII Municipio è chiaro : dobbiamo smetterla di essere schiavi di logiche di potere e dei conflitti esterni e dobbiamo riallacciare il rapporto con le persone. Se non lo facciamo perderemo il nostro obiettivo , quello di essere una grande forza popolare , non populista , che ha le risorse e deve aiutare il paese a uscire dalla crisi economica e dal deficit democratico causato dai nostri avversari. La politica, intesa come bene della collettività , deve tornare a essere l'azione principale di un partito municipale ormai allo sbando. E' per questo che chiediamo di smetterla coi personalismi e di iniziare a lavorare insieme , parlando con i cittadini e portando all'esterno i nostri contenuti. E' ora di tornare a essere un partito radicato sul territorio!!!!
In allegato riportiamo il lavoro svolto dal nostro circolo in questi tre anni passati e i temi cardine del nostro programma per la prossima campagna elettorale.
Roma, Casalpalocco 12 Marzo 2013
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