domenica 20 ottobre 2013

Contributo al dibattito congressuale di Claudio Borzi

Nel buttare giù queste righe a me viene spontaneo usare uno schema che parta dal Partito nazionale per poi arrivare a quello romano e locale e, infine ai circoli territoriali.

La rinascita del Partito Democratico non può che partire dall’esplicitazione di una IDENTITA’ CHIARA che può essere espressa dai VALORI profondi che accomunano le migliaia di persone che hanno deciso di sostenerlo impegnandosi in prima persona. 
Tanti percorsi che caratterizzano la storia di ciascuno e che portano a riconoscerci oggi come quelli che credono in una Italia che si attesta sulla linea europea e mondiale individuata come quella “progressista” che crede in una organizzazione sociale che dia a tutti le stesse opportunità, dove non debbano valere parentele o amicizie particolari, ma il valore stesso delle persone, garantendo spazio e aiuto anche a chi presenta  maggiori difficoltà obiettive, per ragioni sociali o di limitazioni psicofisiche, dedicando largo spazio ai temi della istruzione e del sostegno socio-sanitario. Un  P.D.  che si faccia portatore dei diritti individuali, come accade nel resto del mondo occidentale, operando perché davvero cadano tutte le discriminazioni e questo può e deve essere agevolato da una legislazione pronta e chiara, sullo jus soli, come sul riconoscimento delle unioni affettive tra persone dello stesso sesso, il superamento della legge 40 e nuove norme sul fine vita: va da sé che la LAICITA’ debba rimanere un faro sempre acceso e ben visibile. Una legislazione nuova e coraggiosa ha anche il potere di promuovere profondi cambiamenti  nel “comune sentire”.

Una volta ritrovati tutti insieme intorno ai valori condivisi, dobbiamo operare un cambiamento di mentalità: troppo spesso rimaniamo imprigionati da schemi stantii che stanno stritolando il Partito. Credo che in questo possano essere d’aiuto visioni e suggerimenti dei “nativi” democratici, spesso anche più giovani di chi provenga da passate appartenenze  e portatori probabilmente anche di nuovi linguaggi e idee che potrebbero risultare molto importanti per la vita del Partito. Dobbiamo chiederci perché nei nostri circoli l’età media è piuttosto alta … forse non si è lasciato uno spazio sufficiente alle nuove energie e questo lo possiamo spiegare attraverso il meccanismo legato alle logiche dei gruppi di appartenenza (per non chiamarle correnti) che, pur di mantenere in vita loro stessi hanno temuto l’afferenza di nuove energie favorendo un obiettivo impoverimento del Partito. Quanta gente si è affacciata, ha annusato l’aria e se ne è andata? Troppa!

Il lavoro rimarrà il punto centrale del nostro interesse e probabilmente dovremmo diventare più “laici” anche in questo settore e interrogarci seriamente se nel 2013 il sistema che abbiamo sempre contribuito a sostenere sia dei migliori. Forse andrebbe ragionato meglio il concetto di “flessibilità” del tutto diverso da “precarietà”, intendiamoci bene. Dico questo perché constato che migliaia di giovani sono costretti ad abbandonare il nostro Paese per cercare un lavoro all’estero dove spesso lo trovano proprio in quei luoghi dove una maggior flessibilità offre anche più opportunità: perché costringerli a emigrare e non provare a riprodurre qui sistemi e  legislazioni sul lavoro simili a quelle se si dimostrano più efficaci? Non è un tema sul quale sono ferrato, però mi interrogo guardando appunto i risultati: in Italia e in altri Paesi europei.

Mi sembra vitale superare l’attuale immagine piuttosto appannata del Partito che fa le scelte sempre “responsabili” e accetta un compromesso al giorno….dal governo Monti in poi sembra essere questa la nostra identità:  mediazioni, accorducci sottobanco, vorrei ma non posso,  non sia mai votare la mozione Giachetti (PD!!) sull’eliminazione del porcellum … ma che potere di attrazione possiamo pensare di avere in questo modo? Dovremo essere capaci invece di delineare un  NOSTRO progetto di società, coerente con i VALORI che ci motivano ed essere capaci di comunicarlo anche ai più distratti, per motivarli a sostenerlo. Per questo dovremo essere più audaci e più convinti e questo lo si ottiene se davvero siamo in grado di fare una sintesi al nostro interno nella quale tutti si converga, per sostenerla all’unisono, altrimenti continueremo ad enunciare obiettivi non chiari, deboli, in equilibrio precario per non pestare i piedi a nessuno col risultato di apparire ambigui e timorosi di cambiare davvero l’attuale stagnazione.

Ben venga dunque un ruolo più vitale e fecondo dei circoli, come ha ben descritto Flavio: che possa avviarsi un confronto su idee e tematiche a noi care che rimpallino continuamente fra centro e periferia:, direzioni centrale e locali e circoli. Cominciamo a parlare di quello che vogliamo e non di quello che non vogliamo più, raccogliamo idee, valorizziamo il potenziale di chiunque voglia dare una mano e creiamo una struttura di comunicazione che permetta a queste idee di contare all’interno del partito.

Per ricostituire l’anima del Partito Democratico, andranno organizzate molte sessioni di formazione e, anche qui, pensandole in nuove forme rispetto alle noiose conferenze dalla cattedra dell’esperto di turno, mentre ciascuno controlla lo smartphone o  il tablet distante tre miglia dalle persone che siedono vicino. Rendiamo luoghi vitali anche questi spazi, dove ciascuno possa crescere, politicamente e umanamente, arricchirsi vicendevolmente  e concorrere alla costruzione di uno splendido mosaico, un grande PD, specchio di un grande Paese che merita di tornare a riempire di ammirazione e simpatia i cuori di tutti i cittadini del mondo.


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