martedì 26 aprile 2011

Nota del mattino del Partito Democratico 26 aprile 2011

1.    LIBIA.    BERLUSCONI    QUAL    PIUMA    AL    VENTO    F A    L ’ENNESIMA    GIRA VOL T A    E PARLA DI BOMBARDAMENTI SENZA AVER AVVERTITO PARLAMENTO, OPPOSIZIONI E ALLEATI AL GOVERNO. PD: VENGA ALLE CAMERE.
«I nostri aerei non sparano e non spareranno». Parole di Silvio Berlusconi, un mese fa, quando il presidente italiano era «addolorato per Gheddafi», l’amico personale al quale aveva anche baciato la mano. Prima ancora non lo aveva voluto «disturbare» mentre il colonnello sparava sui suoi concittadini. Infine, si era allineato all’intervento, ma con pubblica riluttanza, quasi costretto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini (lo ha lasciato trapelare più volte attraverso i giornalisti che lo seguono più da vicino). Ieri sera invece Berlusconi ha improvvisamente indossato i panni del guerriero e rendendo nota una telefonata con il presidente Usa, Barack Obama (della serie: noi grandi della terra decidiamo in quattro e quattro otto), ha annunciato che l’Italia bombarderà la Libia.
In realtà la decisione è stata presa giorni fa, durante la visita del presidente della commissione Esteri del Parlamento Usa, Kerry. Ma fino a ieri, quando Berlusconi ha avvertito Napolitano e poi emesso un comunicato, nessuno era stato informato: non il Parlamento, non le opposizioni. I ministri della Lega hanno fatto fuoco e fiamme contro questa scelta. Ma non è chiaro se davvero sono stati presi alla sprovvista e sono disposti ad andare fino in fondo o se hanno fatto una sceneggiata in pubblico ad uso e consumo del proprio elettorato, già consapevoli che poi in Consiglio dei ministri diranno sì.
Le forze dell`opposizione hanno chiesto un immediato dibattito parlamentare. Il fatto che Berlusconi nella telefonata con Obama abbia garantito la disponibilità italiana a raid aerei «mirati» senza passare per un preventivo coinvolgimento delle Camere è stato criticato da Pd, Idv e Udc. Gheddafi è sicuramente «un nemicodel popolo libico che l`Occidentedeve combattere» ha dichiarato Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, ma la partecipazione degli aerei italiani ai bombardamenti costituisce «una svolta improvvisa e inaspettata, di cui è fondamentale capire meglio le motivazioni». Per questo il Pd ha chiesto un dibattito in Parlamento, necessario anche per capire se le nuove regole d`ingaggio della nostra aereonautica rientrino nel dettato costituzionale e nelle scelte già fatte dall’Onu. In ogni caso, «non si può chiedere ai nostri piloti di partecipare ai bombardamenti con un governo diviso e con un Parlamento che ancora non ne ha discusso». I Democratici aspettano insomma il dibattito parlamentare e hanno fin d`ora fissato quali saranno i vincoli della loro posizione. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, lo ha detto chiaramente: «Il nostro riferimento continua ad essere la risoluzione 1973 dell`Onu. Se verranno confermati i confini di quella risoluzione il Pd non farà mancare il suo assenso». Fermo restando che «sono gravi le divisioni irresponsabili che continuano a manifestarsi dentro il governo, con la Lega che continua a prendere le distanze dalle decisioni di Berlusconi. Questo è un fatto per noi inaccettabile che testimonia della crisi continua e irreversibile di questo esecutivo».
2.    POPULISMO,    PROP AGANDA    E    AFF ARI.    OGGI    L ’INCONTRO    TRA    BERLUSCONI E SARKOZY A ROMA. SI CONCLUDERA’ CON UN ACCORDO SU SCHENGEN, IL SOSTEGNO A DRAGHI PER LA BCE E AFFARI PER PARIGI. LACTALIS LANCIA L’OPA SU PARMALAT.
Non si esclude che la fretta con la quale è stato annunciato il coinvolgimento italiano nei bombardamenti abbia avuto anche lo scopo di far sentire Berlusconi alla stessa altezza del bellicoso Sarkozy, il primo a partire contro Gheddafi. Oggi si svolgerà infatti a villa Madama, a Roma, l’incontro tra i due presidenti, entrambi alle prese con un drammatico calo di consenso interno e alla ricerca di continui colpi di teatro per riprendersi.
La riunione si concluderà con un possibile accordo sulla richiesta di fare il tagliando al trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Ue (il che non risolve il problema dell’immigrazione, ma permette di mostrare i muscoli) e, forse, con il sostegno francese alla candidatura di Mario Draghi, il governatore della Banca d’Italia, alla presidenza della Banca centrale europea. Ma sugli affari non è detto che fili tutto liscio: i francesi sono presenti nel capitale di Edison, gruppo energetico di prima grandezza, e vorrebbero acquisirne il controllo; A2a, colosso milanese e bresciano dell’energia che controlla un’altra quota del capitale della Edison, non intende mollare la presa. I francesi di Lactalis vorrebbero conquistare Parmalat ed hanno lanciato un’opa, offerta pubblica di acquisto. Il governo Berlusconi ha lanciato una crociata per l’italianità della società rinata dopo lo scandalo Tanzi. Ma a un’opa non si risponde con le intenzioni.
Una cosa comunque è già certa: l’incontro sarà un palcoscenico sul quale entrambi i presidenti oggi si esibiranno per fini interni, per mostrarsi ai propri elettori.
3. NAPOLITANO INDICA LA VIA DELLA RESPONSABILITA’. LA DESTRA CANDIDA BERLUSCONI AL QUIRINALE E SI APPRESTA A RIPRENDERE IL CAMMINO PER STRAVOLGERE LA COSTITUZIONE. Il PD AL CENTRO DELLO SCHIERAMENTO DELLE OPPOSIZIONI.
Il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 25 aprile, anniversario della liberazione dal nazi-fascismo è stato apprezzato da tutti. "Il 25 aprile festa della Liberazione si colloca quest'anno nella scia delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia che hanno nel marzo scorso toccato il culmine in tutto il paese. Nel richiamare entrambi gli anniversari i punti di contatto appaiono evidenti. Nonostante la distanza e la diversità dei periodi e degli eventi storici, ritroviamo le forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi grandi obbiettivi ideali: libertà, indipendenza, unità". "Quei valori già affermatisi attraverso il moto risorgimentale e sanciti con la nascita dello Stato nazionale italiano, dovettero essere a caro prezzo recuperati fra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Fu necessario riconquistare con le nostre forze - cooperando con gli eserciti alleati, senza attenderne passivamente i decisivi successi - le libertà negate dal fascismo, l'indipendenza violata dall'occupazione e dal dominio nazista, l'unità di un'Italia divisa in due". "Nel parlare - il 17 marzo scorso a Montecitorio - delle ardue prove superate nel corso della nostra storia di 150 anni" anche e in particolare "all'esperienza rigeneratrice della Resistenza come risposta a colpi durissimi e a rischi estremi vissuti dalla nazione. Dalla memoria e dalla viva consapevolezza di prove come quella possiamo trarre - voglio ripeterlo - la fiducia indispensabile per affrontare le sfide di oggi e del futuro. La complessità di queste sfide e delle incognite che vi si accompagnano, la difficoltà dei problemi che già ci si pongono e ci incalzano, richiedono un nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione, nel libero confronto delle posizioni e delle idee, e insieme nella ricerca di ogni possibile terreno di convergenza. E' questa consapevolezza, è questa sollecitazione che abbiamo sentito esprimersi
nelle celebrazioni del centocinquantenario lo scorso marzo". "Certo, sono poi seguite settimane di aspra tensione nella vita istituzionale e nei rapporti politici, anche per l'avvicinarsi di normali scadenze elettorali. Ebbene, è nell'interesse comune - ha rilevato il Presidente Napolitano - che le esigenze della competizione in vista del voto non facciano prevalere una logica di acceso e cieco scontro; è nell'interesse comune che dal richiamo di oggi, 25 aprile, agli anni della Resistenza, della ricostruzione democratica e del rilancio economico, sociale e civile dell'Italia, dal richiamo a quelle grandi prove di impegno collettivo, venga lo stimolo a tener fermo quel che ci unisce e deve unirci come italiani. E parlo del lascito della Resistenza, dell'eredità di quell'Assemblea Costituente che sull'onda della Liberazione nacque insieme con la Repubblica". "Si proceda - ha concluso il Presidente della Repubblica - alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato; lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali in cui tutti possono riconoscersi. Senza mettere in forse quei principi, e quella sintesi - così comprensiva e limpida - dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua Prima Parte sancito. Rendiamo così omaggio a coloro che combatterono e caddero sognando un'Italia libera, prospera e solidale, non più fatalmente lacerata, capace di rinnovare e rafforzare le basi della sua unità".
Discorso chiaro. Il Pdl ha tentato di strumentalizzarlo dicendo che le opposizioni dovrebbero seguirne l’insegnamento, non opponendosi così strenuamente alle riforme costituzionali. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha però chiarito immediatamente le cose: "Oggi il Capo dello Stato ha rivolto un quanto mai opportuno monito, in una data fondamentale che ricorda le radici della nostra Repubblica, al rispetto, nel pur necessario percorso di riforme che dovrebbe accompagnare la crescita del nostro Paese, dei valori e dei principi che sono alla base della nostra Costituzione. E' un monito e un appello che noi condividiamo e nel quale ci riconosciamo". "Io mi auguro che anche il Governo e la maggioranza vogliano, finalmente e non a parole, ascoltare con responsabilità le sacrosante parole del Capo dello Stato. Il chiaro ed esplicito riferimento fatto dal Presidente alla prima parte della nostra Carta mi sembra un evidente allarme lanciato contro quei tentativi espliciti ed impliciti che da settimane cercano di forzare e stravolgere la natura e le ragioni della nostra Costituzione. Tentativi che non sono certo venuti dalle forze di opposizione ma da esponenti della maggioranza e da un governo che di fatto, ricorrendo anche a forzature legislative, non riconosce quell'esperanto democratico che è la nostra Carta costituzionale".
A confermare la strumentalità delle posizioni della destra, ieri dal Pdl sono arrivate anche le prime esplicite proposte di candidare Berlusconi al Quirinale. «Con questa legge elettorale basta un voto in più per la Camera per avere la possibilità di eleggere il presidente della Repubblica. E credo che chi sta apprezzando adesso un`opera come quella del presidente Napolitano potrà bene immaginare, credo con un brivido, come potrebbe essere diversa la situazione, con Berlusconi al Quirinale» ha detto ieri il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, mentre partecipava a Milano al corteo per il 25 aprile. «Perché ormai è chiaro che perseguirà il massimo degli obiettivi, che il suo sogno è di una posizione di preminenza e non di equilibrio. Lo dico anche a chi ha un po` di puzza sotto il naso quando parlo di alleanze larghe per la ricostruzione». «Nella percezione dei cittadini - ha detto ancora Bersani - è molto forte la parte del messaggio di Napolitano quando dice 'non tocchiamo i capisaldi di questa Costituzione'. La Costituzione dice cose chiare riguardo al lavoro, l'uguaglianza, l'onore nello svolgimento delle funzioni pubbliche. Questi pilastri non possono essere picconati. Questo è il sentimento prevalente in questo 25 aprile, un sentimento di democrazia».
4. ELEZIONI. ULTIMO MESE, VOLATA FINALE PER BATTERE LA DESTRA. DOMANI BERSANI PRESENTA I CANDIDATI DEL CENTROSINISTRA. A ROMA, TRA GLI ALTRI, CON FASSINO, MEROLA, MORCONE E PISAPIA.
Meno di un mese alle elezioni amministrative, comincia la volata finale per battere la destra. Domani, alle 11,00, presso il Residence Ripetta, a Roma, il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, presenterà in un incontro con la stampa i candidati del centrosinistra sostenuti dal Pd. Tra i diversi candidati a sindaco ed a presidente di provincia, vi saranno Fassino, Merola, Morcone e Pisapia. Diretta televisiva su Youdem.
5. ORO, ARGENTO E PETROLIO ALLE STELLE. GIOCHI PERICOLOSI A WALL STREET. TROPPI SOLDI IN GIRO. DEBITO USA SOTTO I RIFLETTORI: DOMANI IL GOVERNATORE USA BEN BERNANKE PARLA ALLA STAMPA.
Oro, argento e petrolio a prezzi record, segnale di pericolo perché questo indica che i mercati si aspettano una ripresa dell’inflazione nel mondo o che il dollaro continui a perdere valore rispetto alle altre monete. In Usa si è scoperto che banche e finanziarie hanno continuato a giocare con titoli pericolosi. Il debito pubblico nordamericano è finito sotto i riflettori. E si avvicina la scadenza in cui la Fed, la banca centrale Usa, dovrà decidere se continuare a sostenere l’economia immettendo denaro liquido.
Sono queste le premesse che hanno fatto alzare tutte le antenne quando Ben Bernanke, il presidente della Fed, ha annunciato che domani, dopo la periodica riunione del comitato monetario della Federal Reserve Usa, farà per la prima volta nella storia non un semplice comunicato di poche righe ma una lunga conferenza stampa. Tutti si aspettano un intervento che chiarisca quale sarà strategia Usa per uscire dalle strette. E che cosa pensa del fatto che ora si prevede che l’economia della Cina superi quella degli Usa già nel 2016.
Su La Repubblica colloquio con Giulio Tremonti. Nessuna novità.
6. SIRIA. CARRI ARMATI CONTRO LA RIVOLTA. MA SI INDEBOLISCE L’ASSE DEGLI SCIITI IN MEDIO ORIENTE.
Da Il Foglio: “Tremila soldati, appoggiati da otto carri armati e due blindati, hanno iniziato ieri il rastrellamento a Deraa. Le testimonianze sono drammatiche: "Stanno bombardando coi mortai il centro della città e colpisconole case con i mitra pesanti". E ancora: "Avanzano a plotoni nelle strade e sparano all`impazzata, a caso". Il regime baathista siriano ha deciso di soffocare la ribellione della città che ha dato inizio alla protesta, dispiegando la stessa ferocia con    cui    nel    1982    il    padre    di Bashar,    Hafez,    soffocò    la    rivolta di Hama. La differenza è che questa volta il rais, dopo le prime stragi, ha affiancato alla violenza delle brigate speciali guidate dal fratello Maher un volto "riformatore". Ha ricevuto i parenti delle prime vittime, le ha chiamate "martiri", ha licenziato il governatore della città, ha promesso riforme. Questo è il gioco delle parti tra due fratelli che incarnano l`ala politica e l`ala militare del Baath, ma è chiaro che oggi a Damascoprevale la linea della repressione più spietata”. Secondo Il Foglio, la rivolta sunnita (e dei curdi) contro la minoranza sciita al potere in Siria rafforza l’alleanza dei paesi sunniti (Arabia Saudita e Giordania) che era stata indebolita dalla crisi egiziana e invece mette in difficoltà l’asse sciita, i cui pilastri sono Iran e Siria.

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