martedì 22 marzo 2011

Bozza di risoluzione assembleare in discussione il 26 Marzo

Riportiamo qui di seguito il testo della bozza di risoluzione assembleare su "Roma Capitale, Federalismo e governance" che sabato 26 Marzo il Segretario porterà all'attenzione dell'assemblea cittadina.
Il termine ultimo per la presentazione di proposte di modifiche e/o aggiunte nonchè di eventuali ordini del giorno di accompagno è giovedì 24 fino alle ore 24, in modo da consentire all'Ufficio di Presidenza di analizzarli nella giornata di venerdì. Eventuali odg o proposte di modifica del documento presentate in assemblea saranno acquisiti ma non saranno discusse nell'assemblea di sabato e rimandate ad altra assemblea.
Le modifiche alla risoluzione nonchè gli eventuali odg dovranno essere inviati in formato elettronico all'indirizzo email presidente@pdroma.net

La Capitale Metropolitana: uno strumento istituzionale per governare bene.

1. Capitale metropolitana
L’art.114 della Costituzione, nello stabilire che Roma è la Capitale d’Italia, rimanda all’adozione di un’apposita legge dello Stato che ne disciplini l’ordinamento. D’altronde Roma non è una città come le altre e pretende, per essere ben governata, un regime speciale che si occupi della complessità della realtà romana e valorizzi concretamente la specialità di Roma.
Roma è anche inserita sin dall’approvazione della legge 142/1990 tra le 12 aree metropolitane del nostro Paese, alle quali non è mai stata data attuazione e che sono finora rimaste costruzioni istituzionali meramente formali.
E’ evidente però che da un punto di vista della qualificazione giuridica Roma è oggi sia Capitale della Repubblica sia Area Metropolitana. Anzi l’area metropolitana più vasta del Paese.
Questi due status, la Città Capitale e l’area metropolitana sono i protagonisti dell’epoca post-moderna nella quale il mondo è frammentato in tanti luoghi che sono connessi tra loro non per la prossimità geografica, ma per il nesso funzionale che li lega. Le reti immateriali e i flussi di persone, servizi e idee connettono tra loro le eccellenze del mondo, concentrate in alcuni luoghi del Paese e strette tra loro in un rapporto dialettico.
In questo contesto, le aree metropolitane sono i principali snodi di queste relazioni e spetta loro la duplice funzione, da una parte, di connettersi alla rete e dall’altra di fungere da porta di accesso al mondo delle persone e dei territori a loro prossimi .
In questa dimensione glocale (globale e locale insieme), gli strumenti istituzionali di governo delle Città costituiscono la nuova frontiera della amministrazione pubblica. Una sfida per la politica e per la classe dirigente del Paese, investita da un processo selettivo che pretende che si connetta al mondo insieme al suo tessuto territoriale, puntando sulla qualità e sulle eccellenze e senza produrre fratture e esclusioni.
Roma non è estranea a questo processo di selezione delle Città e di costruzione di un legame con le comunità che le circondano.
La più grande Città italiana in termini demografici e territoriali vive non solo dei suoi 2,6 milioni di abitanti, ma anche delle 600mila persone che ogni giorno giungono a Roma per lavoro, per studio e per turismo. A Roma hanno sede gli organi costituzionali della Repubblica, le sedi di importanti Organismi internazionali, le sedi diplomatiche presso la Repubblica italiana e presso la Santa Sede e si trova il Vaticano, circondati dalla più grande concentrazione del patrimonio culturale del mondo. La sua dimensione sociale, economica e culturale è completata da un territorio che alla Capitale fornisce due aeroporti, Fiumicino e Ciampino, un porto, Civitavecchia, ferrovie e strade di collegamento nazionale.
Occorre fornire a Roma, adeguati strumenti istituzionali per governare la complessità locale, in particolare accrescendo le funzioni regolamentari e amministrative, oltre che le risorse finanziarie; soprattutto, occorre costruire una dimensione di governo efficiente che includa le aree del territorio romano che sono tra loro interconesse, funzionali e complementari, evitando di frammentare in parti separate una realtà così complessa.
La dimensione comunale di Roma non riesce di fatto a rispondere a questa esigenza, se solo si considera che i comuni intorno alla Capitale possiedono le principali infrastrutture di comunicazione dell’area e sono attraversate dai flussi materiali che investono la Città.
2. Un modello di governance per Roma Capitale.
Roma ha bisogno, per le sue peculiari caratteristiche, di un modello di governance che superi i tradizionali modelli degli enti locali costruiti nei secoli dei monolitici Stati sovrani unitari.
Da anni si ragiona del regime istituzionale di Roma e oggi, come prevede l’art. 114 della Costituzione, la legge n. 42 del 2009 ha previsto un nuovo regime per la Capitale. Sarà compito del Governo adottare – entro il maggio 2011 – i decreti legislativi per concretizzare il disegno del legislatore statale. Si tratta di una occasione da non perdere per permettere a Roma di dotarsi dei mezzi per agganciare la rete globale delle Città e di rimanervi agganciata insieme al suo territorio. Per questo riteniamo che qualsiasi richiesta di proroga di quei termini sia deleteria.
La soluzione “a due tempi” prevista dalla legge, per cui in una prima fase la Capitale coinciderà con il solo Comune di Roma e solo dopo con una più ampia area metropolitana, merita di essere attuata in tempi rapidi per fornire strumenti reali di governo della complessità locale e permetterci di stare nella sfida globale. E’ importante ricordare, infatti, che la legge 42, anche per iniziativa del PD, prevede esplicitamente che i poteri speciali e le risorse aggiuntive conferiti a Roma Capitale transitano automaticamente alla Città metropolitana, ove costituita.
Per la prima volta quindi, rispetto alla discussione in corso da più di venti anni, Roma Capitale e Città metropolitana non sono in conflitto fra loro. Se la Città metropolitana verrà istituita essa sarà un ente speciale in cui confluiscono le prerogative di Roma capitale. La Città metropolitana a Roma sarà Città metropolitana di Roma Capitale.
Proprio perché vogliamo portare Roma nel mondo, metterla in relazione con le città più produttive e porla in competizione con le grandi aree di innovazione e sviluppo del pianeta, è necessario quanto prima che la Capitale sia dotata di un’adeguata organizzazione istituzionale e amministrativa.
3. Federalismo fiscale
Da quasi due anni la legge sul federalismo fiscale prevede un regime nuovo per il Comune di Roma e per la sua Provincia: nuove risorse, nuove competenze, nuovi strumenti di governo. Si tratta però di conquiste solo sulla carta, perché il Governo ha adottato un decreto su Roma Capitale puramente formale e nominalistico, rimandando ad un futuro incerto e indeterminato il “vero” decreto su poteri e risorse. Lo stesso, recente, decreto sulla riforma della finanza comunale non contiene alcuna norma su Roma Capitale. Nel decreto di riforma della finanza regionale e provinciale il PD ha proposto l’inserimento di norme per le Città metropolitane. Intanto, il conflitto fra Comune di Roma e Regione Lazio ha bloccato l’iter del nuovo decreto su Roma Capitale. E l’attuale amministrazione comunale, troppo schiacciata sul presente e troppo palesemente indebolita dalla sua incapacità ad agire all’altezza necessaria dai problemi di Roma, non riesce a esercitare un ruolo di guida per questo cambiamento.
Noi vogliamo che a quel dettato legislativo su Roma Capitale sia data, presto, piena e completa attuazione, anche da un punto di vista dell’autonomia finanziaria specifica di Roma, per dare strutturalmente nuove risorse e funzioni sia al Comune che alla futura Città metropolitana di Roma Capitale.
Non possiamo più attendere un cambiamento che è già nelle cose, nei flussi della mobilità, nelle connessioni urbane e infrastrutturali e nei servizi.
Una realtà interconnessa che lega i tradizionali confini del Comune di Roma a decine di Comuni della Provincia e del Lazio richiede che responsabilmente si costruisca uno strumento di governo nuovo, innovativo – per l’Italia – tanto quanto il fenomeno sul quale si fonda.
Noi, per motivi demografici, territoriali, istituzionali e storici, meglio delle altre grandi città italiane possiamo essere un vero esempio di innovazione nel governo locale.
Nessuna area urbana ha le peculiarità di quella romana; per questo siamo chiamati a svolgere un ruolo innovativo da un punto di vista laboratorio politico-istituzionale per dare ad ogni Comune della Provincia, ai Municipi, ad ogni quartiere e ad ogni comunità il senso della sfida e della partecipazione ad un grande progetto di crescita collettiva.
Dobbiamo con serenità dirci che per troppo tempo, anche quando il centrosinistra governava tutti i livelli di governo di Roma, la sfida del governo dell’area vasta della Capitale non è stata fino in fondo compresa e, quindi, colta.
Ora, dobbiamo essere i protagonisti su questo terreno dell’innovazione, della proposta e delle riforme costruendo una proposta per l’istituzione della Città metropolitana di Roma Capitale, che includa il Comune di Roma e la sua area vasta.La doverosa semplificazione dei livelli amministrativi ed istituzionali impone che dal 2013 non ci sia più la Provincia di Roma e che da quella data i cittadini possano scegliere il Sindaco della Città metropolitana di Roma Capitale.
Alla costruzione di questo progetto devono essere chiamate tutte le comunità territoriali, le imprese romane, i fornitori dei servizi alla persona e all’impresa, le università, la Camera di Commercio, le organizzazioni dell’impresa e dell’artigianato, dobbiamo mettere tutti i romani nelle condizioni di riscattare Roma dalla fase di offuscamento e di incertezza nella quale è entrata.
Quel ciclo di idee e progetti conclusosi nel 2008 non è stato seguito dall’apertura di un nuovo orizzonte di pensiero lungo, amministrativo e politico. L’inadeguatezza della destra offre oggi a noi il compito di chiamare la Città e il territorio romano ad un nuovo patto di comunità per il futuro.
Non ci sono alternative: o insieme costruiremo il futuro di Roma o insieme perderemo.
Ognuno deve dare il proprio contributo e non c’è spazio per egoismi e protagonismi solitari; dobbiamo tornare a pensare in grande e insieme. La destra ha dimostrato in questi tre anni di saper bene fare solo due cose: dividere ed escludere; noi dobbiamo essere quelli che uniscono e includono perché vogliono che Roma vinca la sua sfida globale.
4. Perché ai Comuni e ai Municipi conviene la Città metropolitana Capitale.
È nella logica della sfida comune che nella Città metropolitana Capitale ogni ente di governo avrà l’occasione per crescere e non sarà assorbito. Noi vogliamo che sia una realtà organizzata in Comuni e che nessuno perda competenze e risorse ma che al contrario ognuno abbia la possibilità di accrescere il proprio ruolo con nuovi strumenti di governo, nuove risorse e nuove competenze.
I Comuni metropolitani dovranno essere formati dai Municipi di Roma e dai Comuni dell’Interland romano -che sono parte dell’area metropolitana- e saranno finalmente in grado di poter programmare e realizzare politiche nuove e articolate per le proprie comunità. In molti amministratori cesserà così quella non occasionale frustrazione di essere la frontiera dell’amministrazione davanti ai problemi, ma di non avere gli strumenti per risolverli. Nella Città metropolitana i cittadini potranno avere una classe di governo di prossimità dotata di maggiori strumenti e quindi capace di fornire risposte e soluzioni.
Chi oggi soffia localmente sul vento dell’isolamento e dell’arroccamento antiromano dimostra non solo di essere un irresponsabile distruttore di futuro, ma anche di non amare Roma e la sua Provincia.
Esiste certo il tema della cancellazione formale non solo della Provincia di Roma, ma soprattutto del Comune di Roma, con la trasformazione dei Municipi in veri e propri Comuni all’interno della Città metropolitana. Come esiste la questione di un loro eventuale aggiornamento territoriale che non può essere frutto di una ridefinizione effimera o di parte ma al contrario il risultato di un attento lavoro di analisi dei dati economici, sociali, anagrafici di quei territori. Sono questioni che – proprio perché si tratta di un progetto collettivo – devono essere affrontate per trovare soluzioni istituzionali.
Proprio per questo riteniamo che nell’ottica e in preparazione a questa trasformazione si debba procedere sin da subito ad attuare un maggiore livello di decentramento delle funzioni dal Comune ai Municipi anche al fine di verificare sul campo la portata delle innovazione e delle riforme.
C’è spazio, grazie alla peculiarità romana, per soluzioni nuove. Accanto all’assemblea dei consiglieri della Città metropolitana, ben potrà essere costituito un organo di raccordo dei sindaci dei comuni (inclusi gli ex municipi), per avere una sede di concertazione interistituzionale che si esprima su i più importanti atti di programmazione.
5. Equilibri territoriali.
Non sfugge certo che il rafforzamento di competenze e risorse del regime di Roma Capitale potrà rischiare di creare una frattura tra Roma e il resto del territorio; una frattura che, durante la fase in cui la Capitale coinciderà con il Comune di Roma rischia di spezzare i vincoli dei territori più vicini al Comune e che, nel periodo della Città metropolitana Capitale, potrebbe invece rischiare di costruire una frattura addirittura con il resto della Regione Lazio.
Si tratta di rischi che non dobbiamo correre e per evitarli occorre attestare la Capitale ad una dimensione ottimale per l’esercizio delle funzioni, per l’erogazione dei servizi e per la gestione amministrativa. In questo senso, siamo convinti che per tutto il tempo in cui avremo un Comune con più competenze sarà fondamentale che la Provincia di Roma assuma il ruolo di garante dell’unità, dell’armonia e della collaborazione tra il Comune e il resto del territorio romano. Quando invece si istituirà la Città metropolitana, essa stessa, adeguatamente costruita in termini territoriali e istituzionali dovrà essere l’opportunità di tutto il Lazio per apparire sul palcoscenico del mondo.
Una grande e forte Capitale metropolitana che include i grandi assi della viabilità e una rete omogenea di servizi potrà svolgere un ruolo di costruttore di unità e integrazione territoriale proprio perché connetterà in modo istituzionale le parti – oggi diverse e distanti – di un territorio che in modo complementare costituiscono l’area romana.
La prospettiva è quella di Roma che attrae con questo modo di governo il resto del territorio laziale in un patto regionale di efficienza e innovazione e non quella di un ente forte che impone la sua presenza in un contesto di enti territoriali deboli in posizione di sudditanza.
Questo disegno di crescita, innovazione e opportunità dovrà essere l’orizzonte ambizioso dell’azione normativa del Governo al quale non devono essere chiesti decreti legislativi per porre rimedio alle emergenze (magari solo di bilancio) del presente, ma interventi di progettualità istituzionale che permetta di migliorare la vita dei cittadini.
Ben poca cosa sarebbe se l’attuazione di Roma Capitale si risolvesse nel solo conferimento al Comune di Roma di qualche nuova risorsa e di qualche nuova competenza, lasciando inalterato un impianto istituzionale che è figlio di un’epoca diversa, di una società con una economia in gran parte agricola e artigianale, poi pubblica, ma quasi sempre stabile se non statica.
Per garantire a tutto il territorio intorno alla Capitale di prendere parte a questa scommessa sarà necessario anche accrescere le competenze amministrative delle altre Province del Lazio, sia con interventi statali (un nuovo conferimento di funzoni) che con lo spostamento di molte funzioni oggi regionali agli enti locali. La Regione Lazio deve costruirsi un’identità istituzionale di legislatore e non di grande ente locale.
In questo modo, si permetterà alle altre Province, anch’esse con un rinnovato e ampliato parco di funzioni e risorse, di dialogare in una posizione non di sudditanza con Roma e di addivenire con essa alla stipula di accordi per integrare il territorio laziale.
La stessa autonomia della Regione Lazio potrà essere rafforzata con la previsione di un nuovo regime speciale (quindi con maggiori competenze legislative e un nuovo Statuto di rango costituzionale come per Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) ovvero con l’ampliamento delle forma di autonomia in alcune materie come prevedono le norme costituzionali sul federalismo differenziato (art. 116 Cost.).
In questo senso la Città metropolitana di Roma Capitale può diventare un’opportunità per tutto il tessuto delle autonomie della Regione Lazio.
Una sfida che si vincerà se Roma porterà con sé il patrimonio culturale, materiale, economico e umano dei territori e delle comunità che completano la dimensione strettamente urbana; se, quindi, essa non rimarrà chiusa nella sua dimensione minima, ma saprà presentarsi sullo scenario mondale insieme a quanto la circonda e la completa rendendola unica.
Da questo punto di vista, occorre che l’azione di un approccio nuovo rispetto anche al più recente passato, sia del PD nazionale che di quello regionale, favorendo in tutti e due i livelli di governo, statale e regionale, il riconoscimento della peculiarità romana e favorendo lo spostamento di risorse e competenze da questi livelli di governo a Roma.
6. La legge n. 42 del 2009 e l’attuazione di “Roma Capitale”.
Crediamo pertanto che si debba proseguire questa opera di modifica degli assetti istituzionali
con un approccio nuovo rispetto a quello posto in essere dall’amministrazione Alemanno che, dopo tre anni, non ha prodotto alcun miglioramento istituzionale per la Città, nessuna nuova competenza o risorsa finanziaria ma solo un formale cambiamento del nome del Comune in Roma Capitale.

Il PD dunque i impegnerà nel duplice senso di raggiungere l’attuazione della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale che contiene norme su Roma Capitale ma allo stesso tempo deve essere capace di fornire un’ulteriore strada per raggiungere il risultato di una disciplina speciale dell’autonomia di Roma che contenga prima di tutto specifiche norme economiche e finanziaria in grado di essere sostanza della peculiarità di Roma.

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